Vigna d’Alceo 2000

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2002


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon 85%, petit verdot 15%
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: CASTELLO DEI RAMPOLLA – Azienda Agricola S. Lucia in Faulle
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Vi ricordate la sua prima uscita nel ’96? Gli fece guadagnare il premio come vino dell’anno sulla guida Vini d’Italia 1999. Furono pochi i fortunati a poterlo degustare e, soprattutto, a poterne reperire una bottiglia. Allora costava già attorno alle 80 mila lire. Oggi, per la 2000 occorrono almeno 100 euro, ma non c’è da stupirsi, in Toscana sanno come valorizzare i propri prodotti, sono maestri assoluti. Poco importa se questi vini saranno acquistati prevalentemente da facoltosi americani, tedeschi o giapponesi. Quello che conta è la fama e il merito di aver saputo creare l’ennesimo vino-culto, anzi cult-wine. Così vanno le cose e ben poco ci possiamo fare, se non considerare che alla stessa stregua di questo seppur splendido vino ce ne sono almeno altri dieci che non avranno mai un simile prezzo. Stendiamo un velo su questa triste realtà e passiamo a degustare questo mito (in etichetta è scritto solo D’Alceo, ma per comodità continuiamo a segnalarlo come Vigna), frutto di una selezione a dir poco esasperata: basti pensare che ogni pianta produce appena 300 grammi d’uva (e questo giustifica in parte l’elevato costo del prodotto finale). Dunque, colore concentratissimo (il cabernet sauvignon è ricco di antociani, figuriamoci con una simile resa), rubino violaceo, impenetrabile e compatto fino all’unghia, dove vira verso tonalità fucsia, tipiche di gioventù. Il calice rimane a lungo impregnato dalla tinta. Naso di frutto rosso e nero, concentrato, in confettura di cassis e more, note mentolate e di tabacco, cacao, eucalipto, fino a sensazioni minerali e affumicate. Ventaglio da grande rosso. In bocca è impressionante, si manifestano in splendida sequenza freschezza, alcolicità, morbidezza e solo alla fine il tannino, poderoso ma già perfettamente integrato, nonostante l’evidente giovinezza del vino. La persistenza è eccezionale, velluto e potenza si fondono con incredibile eleganza, lasciando davvero senza fiato. Potrebbe apparire il classico rosso iperproteico, secondo i dettami della moda, ma sarebbe riduttivo e ingiusto; qui c’è un lavoro profondo e una grandissima esperienza e conoscenza del territorio, quello di Panzano per intenderci, in pieno Chianti Classico; non è un caso che queste uve siano coltivate con un sistema fra i più antichi e naturali, quello ad alberello, ideale per le basse rese e oggi molto rivalutato. Insomma, per questa volta chiudiamo un occhio sul prezzo, prendiamo atto di trovarci di fronte ad un grande vino, potente, elegante e sicuramente longevo. Servitelo a 18° in calici ampi e a lungo stelo come il Bordeaux grand cru della Riedel. Difficile abbinarlo ai primi piatti, per quanto saporiti, ma la sua piacevolezza è tale da farci accettare di buon grado la sua dominanza; provatelo con pappardelle al sugo di lepre, tagliolini alla fagianella cucinata in casseruola, fettuccine al sugo d’anatra, nocette di capriolo in salsa al vino rosso, oca in casseruola.

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