Verduno Pelaverga Cadia 2000

Degustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2002


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: pelaverga
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: CADIA – Azienda Agricola Cadia di Giachino Bruno
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Stessa spiaggia stesso mare…ogn’anno che per lavoro mi reco a Torino non perdo l’occasione per recarmi al Sabaudia, ottimo ristorante, neanche caro, locato proprio di fronte la Palazzina di caccia di Stupinigi, in quelle che dovevano essere le scuderie della residenza di caccia sabauda, la cui destinazione venatoria è simboleggiata dal cervo svettante sul tetto. Bellissima costruzione della quale consiglio la visita, progettata da Filippo Juvarra nel 1729 per Vittorio Amedeo II, con la sua originale pianta a quattro bracci, disposti a croce di Sant’Andrea, che si dipartono da un fastoso salone centrale ellittico, il tutto immerso nel parco di casa reale ed ospitante superbi affreschi e mobili, tra i quali veri e propri capolavori dell’ebanisteria piemontese, originali della Palazzina o provenienti da altre residenze, come il Castello di Moncalieri, il Castello di Venaria ed il Castello di Rivoli. Il Patron del Sabaudia, accademico sommelier e profondo conoscitore dell’enogastronomia piemontese, aperto alla dialettica pepata nonché alla provocazione (si è disputato di Gavi e Frascati), non manca ogni volta di consigliarci in abbinamento alle specialità prescelte, autentiche piccole perle regionali; è già la seconda volta che ci “propina” questo misconosciuto vino, il Pelaverga, che la tradizione vuole sia stato portato a Verduno dal Beato Sebastiano Valfrè, al tempo cappellano alla corte sabauda di Vittorio Amedeo II, il quale un giorno ammenò dal saluzzese un mazzo di barbatelle. In tale zona infatti, secondo quanto riportato da alcuni testi, il vitigno Pelaverga era presente sin dalla prima metà del Cinquecento. Grazie quindi a questo prete il Pelaverga ha trovato a Verduno un ambiente favorevole capace di fornire un vino con caratteristiche completamente diverse dal più antico Pelaverga di Saluzzo. La tradizione associa altresì al Pelaverga di Verduno straordinari poteri afrodisiaci, forse a causa del suo inconfondibile sapore speziato o forse a causa dell’allusivo nome. Il sapore speziato l’abbiam provato, così come tre anni orsono, in un vino che alla vista si presenta cristallino, rosso rubino scuro tendente al granato, che ricorda i semi di melograno, non troppo concentrato, di buona consistenza. Poi l’olfatto: non di enorme intensità ma molto variegato e complesso, l’attacco speziato di pepe nero che emerge da un contesto floreal vegetale di geranio, di rosmarino e di sottobosco di felci e foglie umide. Nel nucleo vi si trovano marasca e frutti di bosco rossi; selvatico di selva ma pulito e di eccellente qualità olfattiva. In perfetto equilibrio sotto al palato risultano alcolicità morbidezza e freschezza, ha tannino non esuberante, ma finissimo e vellutato, l’aroma di bocca che lascia è di grande eleganza e persistenza. Tutte le sensazioni dell’olfatto vengono confermate ed enfatizzate, in particolare nel lungo finale nel quale emerge il ricordo del pepe, che si conferma la caratteristica principale di questo vino. Si conferma entusiasmante quanto sorprendente, sempre tale da far impallidire molti tra i più “blasonati” piemontesi a base di nebbiolo e ormai anche di barbera. Ottimo rapporto qualità/prezzo, da non perdere. Servito a 16° ad inizio pasto, sino ai 18° e più insieme a secondi piatti, in calici di buona ampiezza, bene quelli per vini rossi di grande struttura e morbidezza, oseremmo anche i ballon, insieme ad antipasti all’italiana, salumi caldi, primi piatti conditi con saporosi sughi di carne, trippa, o con le lumache al vino (lo stesso) così come propostoci dal Patron del Sabaudia.

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