Taurasi Poliphemo 2007

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2011


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: TECCE LUIGI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Inutile farsi illusioni, ci saranno sempre produttori che non si sentono attratti dal web, e questo è del tutto comprensibile, soprattutto oggi che a mio avviso si sta raggiungendo il punto limite prima del definitivo passaggio ad un non ancora definito “altro”. In ogni caso avere un sito internet che presenti la propria azienda è giù stato superato dal più dinamico “blog”. Peccato che chi lavora la vigna praticamente tutto l’anno ha ben poco tempo da dedicare ad un blog che, gli addetti lo sanno bene, deve essere tenuto “vivo” quotidianamente, pena la progressiva perdita di interesse dovuta soprattutto all’approccio compulsivo che contraddistingue il mondo degli internauti e alle quotidiane “new entries”. Certo Luigi Tecce ha altro a cui pensare, il suo vino è suo in tutti i sensi, lo segue come un bambino, lo coccola e non si accontenta mai dei risultati raggiunti, sperimentare è d’obbligo perché è necessario capire, approfondire, migliorare. La vigna chiede ritmi e tempi assai diversi dalla realtà virtuale, contano anche i silenzi, le pause, bisogna osservare, percepire l’aria, ascoltare, tutte cose che ti tengono rigorosamente ancorato alla terra. Altre storie, altre filosofie… Il Poliphemo 2007 è un signor Taurasi, di quelli che lasciano il segno, come del resto i suoi predecessori, ha una materia che scalpita e non ammette distrazioni, ti guarda dritto nell’animo e rimuove ogni tua resistenza come il vento scuote le foglie degli alberi e fa cadere quelle ormai spente. Il sud è tutto in questo rosso carico di forza e dignità, è la testimonianza del possibile connubio fra energia ed eleganza, rigoglioso di vita aspetta solo che il tempo gli renda totalmente giustizia, come è suo diritto perché questo è il suo mondo. E ti inganna il sentirlo pronto, questo aglianico raccolto quando la polpa e il tannino hanno abbandonato qualsiasi verde ostilità, attesa che comporta sempre qualche rischio ma necessaria. Siamo in alta collina e se non si arriva a novembre difficilmente si possono avere uve perfettamente mature, l’aglianico lo chiede e solo così può darti il meglio di sé. Ed ecco che nel calice ti offre un frutto armonico, che prevedi succoso e maturo, di prugna, mora, ciliegia nera, sotto si celano soffi floreali di viola e lavanda, poi spuntano delicate speziature di cannella, leggero cardamomo, pepe rosa. Al palato è la testimonianza perfetta di cosa può fare l’aglianico quando è interpretato nel modo migliore, il legno è perfettamente integrato, il tannino potente ma di grande finezza, in futuro sarà puro velluto, l’acidità gli fornisce temperamento e testimonia tutta la sua grintosa gioventù. Difficile non rimanerne rapiti, è un vino che si fa capire ed amare sin dal primo sorso, non si può avere dubbi sulla sua stoffa e sulle straordinarie possibilità evolutive. Speriamo che ne resti qualche bottiglia in cantina per il 2021…

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