Taurasi Nero Né 2007

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 08/2011


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: IL CANCELLIERE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Se c’è una persona che ha sicuramente contribuito a valorizzare i grandi vini dell’Avellinese, questo è Antonio di Gruttola, enologo e patron di Cantina Giardino, sperimentatore mai sazio di esperienze e profondamente convinto delle enormi potenzialità dei vitigni locali e del territorio. Soccorso Romano, fondatore dell’azienda di famiglia, edificata proprio nella residenza abitativa, ha forgiato la sua esperienza ereditando le conoscenze paterne e contando sul fondamentale supporto di Antonio, soprattutto nella fase iniziale quando ancora tutto era “in divenire” e si partiva fra attrezzature prestate e piccole botti rimediate da amici produttori e rimesse in sesto alla meglio. Tutti segnali di un desiderio potente di fare vino, e di farlo con amore, con la voglia di ritrovare nel bicchiere il meglio della propria terra. Botti di rovere di Slavonia e barriques esauste, nessuna chiarifica, nessuna filtratura, nessuna stabilizzazione (e mi ritorna in mente di Gruttola…) per il Nero Né 2007 credo giunto alla terza vendemmia, quindi un vino la cui storia è indubbiamente appena cominciata. Ma quello che riporta già ora nel calice è quantomeno sorprendente: il carattere è ben definito, la carica espressiva è quella di un aglianico terragno e indomabile ma dal gusto che travolge e spinge a mettere da parte qualsiasi, ipotetica, critica. E’ uno di quei Taurasi che ti spingono a pensare “me ne sbatto dei princìpi analitici del vino e delle valutazioni tecniche, questo vino è bbono, parla da solo!”. E te ne freghi dei triti e ritriti discorsi su tradizione e modernità, tutte cose che appaiono inutili, anzi fuori luogo, una perdita di tempo, qui l’effimero non esiste, c’è solo una materia con i fiocchi, un tessuto carnoso e ricco ma totalmente privo di boria o vanagloria, ogni cosa ha un senso, il tannino che più aglianico non si può eppure saggiamente allineato con il frutto maturo (straordinaria la nota di visciola carnosa) e le spezie fini, il sottobosco, qualche accento cioccolatoso di modesta rilevanza a vantaggio di più avvincenti e orgogliose sensazioni. E l’acidità che tiene in pugno la materia, concedendola dolce e morbida ma poco a poco, a garanzia di un incedere deciso ma mai pesante. E dopo un decennio di esperienza vendemmiale cosa ci racconterà ancora?

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