Taurasi 2007

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2011


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: PIETRACUPA – Azienda Vinicola Pietracupa
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Di Taurasi non si parla mai abbastanza. Il perché è difficile da capire. C’è chi pensa che l’aglianico non sia grande quanto un nebbiolo o un sangiovese, che il Taurasi costa troppo e a quel prezzo “allora mi compro il Barolo”. Luoghi comuni, intrisi di imprecisioni e poca conoscenza. Innanzitutto il Taurasi più costoso ha un prezzo che non si avvicina neanche lontanamente ad un cru di Barolo di nomi arcinoti come Giacomo Conterno, Giuseppe Mascarello, Bruno Giacosa ecc., ma poi che senso ha fare paragoni? L’aglianico è un vitigno difficile, come tutti i grandi vitigni, ha i suoi bei tannini da gestire, vuole terreni e microclimi che ne esaltino le caratteristiche, se non sai come allevarlo non ti concede nulla, pretende di essere capito e rispettato in cantina. Quello che dimora da tempi lontani nell’avellinese può davvero essere grande, longevo, complesso, soprattutto quando può fornirsi di minerali dai terreni vulcanici. Eppure pochi ancora oggi riescono ad apprezzarlo appieno. Qualcuno dice che i produttori fanno vini troppo diversi, troppa eterogeneità che non permette di identificare la tipologia in modo chiaro. E allora? Viene prodotto in 17 comuni, ad altitudini diverse, su terreni con composizioni non omogenee, qualcuno lavora con legni grandi, altri con barriques e tonneaux. Ma con il Barolo e il Barbaresco non avviene la stessa cosa? E non è forse questo un punto di forza, che permette di distinguere e orientarsi, di puntare al vino potente e complesso oppure sceglierne uno più morbido e pronto? E poi certe caratteristiche comuni ci sono sempre, l’aglianico si riconosce esattamente come il nebbiolo, il suo carattere può mostrare sfaccettature diverse, ma i tratti dominanti ci sono sempre. L’unico vero limite, a mio avviso, è che pochi, troppo pochi produttori dispongono di vecchie annate di Taurasi, fattore fondamentale per capire un vino di questo genere, per poterlo apprezzare fino in fondo, per poter diffondere una maggiore conoscenza. Troppo spesso si aprono bottiglie di veri e propri infanti, e si sparano giudizi affrettati e a volte ingiusti. Tocca a quelli come me l’onere di anticipare “il vino che verrà”, compito raramente spiacevole a dire il vero, come per questo Taurasi 2007 di Sabino Loffredo, presentato all’Anteprima che si è svolta a gennaio di quest’anno nel comune omonimo e alla quale non ho potuto essere presente. La bottiglia è rimasta nella mia cantinetta qualche mese in più, ma certo non è nulla rispetto a quanto potrà esprimere negli anni questo vino. Pietracupa è una piccola azienda con delle potenzialità enormi, grandi Fiano e grandi Taurasi, non ho dubbi su questo e non nascondo la mia predilezione per il Cupo, un Fiano che non smette mai di sorprendermi. Il Taurasi 2007 respira nel calice da quando ho iniziato questo scritto, a dire il vero non ne aveva bisogno perché si è rivelato subito aperto, ricco e con una spinta vitale che non passa inosservata e caratterizza un po’ lo stile dei vini di Loffredo. Il colore è molto bello, un rubino acceso e di una certa profondità, lascia intravedere solo ai bordi il suo futuro digradare verso il granato. Accostato al naso rivela una spiccata vena balsamica, profuma di ciliegie e amarene, di grafite, cacao, liquirizia e terra, non mancano spunti di erbe aromatiche quali timo e menta. In bocca è fresco e dinamico, non manca di materia e il tannino è deciso ma al contempo si distende velocemente, quei frutti percepiti all’olfatto diventano testimonianza succosa e godibilissima, acidità ed energia vulcanica consentono un finale lungo e tutt’altro che stancante. In crescita certa.

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