Rosso Gastaldi 1988

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 09/2005


Tipologia: Vdt Rosso
Vitigni: nebbiolo 70%, grenache 30%
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: GASTALDI – Azienda Agricola di Bernardino Gastaldi
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Non esistono vini Igt in Piemonte, così questo capolavoro si deve “accontentare” della menzione “Vino da tavola”. Quante ne ha passate questa bottiglia, per 3 anni l’ho conservata in una cantina sotterranea scavata nel tufo, di quelle che venivano utilizzate per rifugiarsi in tempo di guerra, umida al punto da avere il pavimento fangoso e a volte ricoperto d’acqua. In quei tre anni su numerosi tappi si è formata muffa, le etichette si sono logorate o addiritura staccate. Ma i vini, tutti, sono rimasti incredibilmente integri e perfettamente conservati. Dopo quei 3 anni, il Rosso Gastaldi 1988 ha potuto usufruire di una comoda cantina climatizzata, a temperatura costante di circa 14° C. Ed eccolo qui, 17 vendemmie dopo, che si presenta ai miei occhi con un bel colore granato ancora intenso e senza sfumature aranciate, frutto di un assemblaggio di nebbiolo al 70% e di grenache al 30% (questo secondo vitigno è rimasto nell’oscurità per anni e non è ancora detto che sia quello giusto!). Questo vino, se non ricordo male è il secondo che Dino Gastaldi ha imbottigliato, dopo il Dolcetto d’Alba Moriolo. La sua filosofia è lontana anni luce dalle esigenze del mercato e dalle mode, Dino imbottiglia solo i vini che ritiene all’altezza e non li sottopone al giudizio di guide e giornalisti se non sono per lui in condizioni ottimali. Per questo motivo, oltre alla difficile reperibilità dei suoi prodotti, non si riesce ad assaggiarli alle manifestazioni piemontesi come Alba Wines Exhibition, dove potrebbe partecipare con il suo Barbaresco o alla neonata Dolcetto & Dolcetto. Oggi il Rosso Gastaldi rientra nella doc Langhe e non usufruisce più di quella misteriosa varietà che gli imponeva la dizione “Vino da tavola”. Ma veniamo alla degustazione di questo gioiello: il bouquet è giustamente maturo, di impronta terziaria, ma senza alcun cedimento; Netta è la prugna, in confettura, accompagnata da liquirizia, cacao, bellissime venature speziate di chiodo di garofano, cannella, pepe, poi si sposta verso il tabacco e sentori terrosi e minerali. L’attacco al palato è intenso e concentrato, ricco di polpa, i tannini sono finissimi e ben amalgamati con il frutto, il vino è sostenuto ancora da una discreta forza acida, ma soprattutto ammantato di sapidità, che avvolge la bocca in un lungo e profondo finale, dove si susseguono le sfumature aromatiche complesse e variegate. La persistenza è interminabile. Peccato che era l’unica bottiglia rimasta…

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