Rossese di Dolceacqua N° 0 2009

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: rossese
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: ROSMARINUS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


L’azienda Rosmarinus deve il suo nome al fatto che è nata come produttrice di oli essenziali, da erbe aromatiche coltivate nei propri terreni nei pressi di Perinaldo, fra cui lavanda, timo e, appunto, rosmarino. A questa attività si affiancano la produzione di olio extravergine da oliva taggiasca e una piccola parte dedicata all’apicoltura. Dal 2005 Marco Blancardi ha deciso di dare vita ad un progetto nuovo, che meditava da tempo, produrre vino seguendo i dettami dell’agricoltura biodinamica, già adottati in azienda. Trovandosi in zona Doc Rossese di Dolceacqua, ha giustamente deciso di puntare proprio sull’uva rossese, caratteristica di quest’area in cui rientra anche il comune di Perinaldo. Il primo impianto risale proprio al 2005, 5.000 mq vitati a rossese con una densità di 5.600 piante per ettaro, a cui si sono aggiunti altri 6.000 mq nel 2009, ovviamente non ancora in produzione. Il sistema d’allevamento adottato è il cordone speronato, per i terreni vengono utilizzati preparati biodinamici e viene effettuato il sovescio autunnale, nessun altro tipo di concimazione. I primi due anni le uve sono state vendute, la prima produzione effettiva nasce nel 2009 con questo Rossese N° 0, così chiamato perché è un vino che subirà sicuramente delle modifiche produttive, infatti questa versione è stata vinificata solo in acciaio, mentre nelle prossime passerà un periodo in barrique di rovere non nuova e successivamente di acacia. Anche l’etichetta potrebbe non essere definitiva. Marco si fa aiutare dall’agronomo ed enologo piemontese Giulio Moiraghi, con il quale sta effettuando prove e sperimentazioni per ottenere i migliori risultati. Una piccola azienda, quindi, sorretta da una grande passione e da un profondo rispetto per l’ambiente. Dare una valutazione a questo primo rosso ligure, quindi, non ha molto senso, ma può essere un punto di riferimento per capire il livello qualitativo del prodotto e le sue potenzialità future. Vi dico subito che l’esperienza che ho ormai acquisito aprendo bottiglie di vini che tendono ad una maggiore naturalità, è servita a non lasciarmi suggestionare dai primi sentori che arrivano una volta versato nel calice. Visto che mi trovo a casa, temperatura ambiente attorno ai 19° C, nessuno che mi insegue, condizione di assoluta tranquillità e isolamento, ho tutto il tempo per lasciarlo respirare e liberare le sue cellule odorose. Infatti bastano pochi minuti e le imprecisioni spariscono completamente, lasciando ampio spazio ad una trama suggestiva, terrosa, con note di humus, amarena, cassis, erbe marine, effluvi ematici e di grafite. L’attacco all’assaggio è sorprendente, di grande intensità, c’è materia palpabile, tannino già perfetto e levigato, freschezza netta e corroborante, sapidità, carne, succo, energia, a tratti è quasi pepato, chiude lungo e intenso, con piacevoli venature di liquirizia. Anche se non ha fatto legno sembra avere la struttura e gli elementi per poter evolvere senza difficoltà nei prossimi anni. Azienda da tenere d’occhio, assolutamente.

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