Roero Ròche d’Ampsej 1996

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2012


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: MATTEO CORREGGIA – Azienda Agricola di Costa Ornella
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


La visione che aveva Matteo Correggia del suo Roero, era indubbiamente improntata ad una concezione allora moderna, sapeva bene come il colore granato quasi scarico del nebbiolo non era apprezzato all’estero, ma anche le guide nazionali, Gambero Rosso prima delle altre, tendevano a premiare maggiormente i vini opulenti, carichi di colore, magari passati in barrique. Una formula che ha avuto un notevole successo, da noi e ancora più al di là dei nostri confini. Quello degli anni ’90 fu un periodo che dette vita a vere e proprie fazioni di modernisti e tradizionalisti, termini che oggi non hanno più molto senso, visto che i produttori cosiddetti tradizionali hanno migliorato in gran parte il modo di lavorare in vigna e cantina, mentre gli eccessi di colore, i legni nuovi e fortemente tostati, le concentrazioni e in generale gli interventi esasperati in cantina di molti modernisti hanno trovato una dimensione più rispettosa ed equilibrata. Da un certo punto di vista era normale, soprattutto con un vitigno non facile come il nebbiolo, trovare la maniera per ammorbidire i tannini, dare più colore e un gusto più armonico a vini che, lo si sapeva bene, chiedevano molti anni prima di equilibrarsi. Ma questo aveva un senso nei confronti di chi il nebbiolo non lo amava, non ne capiva la straordinaria capacità evolutiva e l’unicità espressiva che ha sempre donato in quei pochissimi territori eletti e suddivisi fra Langhe, Roero, le denominazioni del nord Piemonte, la Valle d’Aosta e la Valtellina. Fuori da queste zone il nebbiolo sembra perdere le sue caratteristiche straordinarie, anche quando viene un buon prodotto è altra cosa. Quindi, mai come in questo caso, si può parlare dell’importanza del terroir, ovvero della combinazione fra la tessitura del terreno, l’esposizione dei filari, il clima, il vitigno e il lavoro dell’uomo. In Roero, per molti anni, si è fatta molta fatica ad emergere, la vicinanza con le Langhe del Barolo e del Barbaresco non aiutava affatto, tanto che alcuni produttori hanno tentato la strada dell’emulazione. Il mercato, le mode, volenti o nolenti condizionano chi ha investito tutto sui propri vini, ma questo purtroppo porta a perdere la consapevolezza delle caratteristiche intrinseche del proprio territorio e spinge a vedere come limiti quelli che, invece, sono spesso pregi. Il Roero può dare vini eleganti, fini, meno austeri dei vicini di Langa, ma allora questo non sembrava poter essere un percorso vincente. Ora io non posso certo sapere cosa balenava nella mente di Matteo, uomo sicuramente non schiavo di mode ma con una propria, orgogliosa, visione del modo di fare vino, la sua terribile perdita nel giugno del 2001, a soli 39 anni, dovuta ad un assurdo incidente mentre lavorava con il trattore, non può certo cancellare il suo contributo, la sua onestà d’intenti. Aveva preso in mano l’azienda del padre (anch’esso morto per un incidente sul lavoro) e l’aveva progressivamente modernizzata e adeguata alle sue esigenze, ottenendo notevoli successi e facendo da riferimento e da stimolo per gli altri produttori roerini. Il suo Roche d’Ampsej diventò per molti il numero uno, quello che faceva la differenza in un contesto ancora confuso e incerto. E’ in quest’ottica che mi accingo a riassaggiare questo ’96, annata del tutto particolare e altalenante, a distanza di una dozzina d’anni. Il colore è ancora notevolmente vivo, con evidenti sfaccettature rubine che cedono verso il granato solo ai bordi. Accostato al naso è sorprendentemente aperto, sono bastati pochi secondi di aerazione, si sente un perfetto equilibrio nei profumi, frutta composita in confettura ma senza sbavature marmellatose e dolciastre, note di humus, felce, cannella, liquirizia e china, una balsamicità evidente, un cuore delicatamente vanigliato con cenni al mallo di noce, al cardamomo e alla noce moscata. All’assaggio è in piena armonia, sapido e ancora sorprendentemente fresco, con un tannino svolto e una trama ricca e senza spigolosità né cedimenti. Risultato davvero notevole e testimonianza di una capacità di tenuta del tutto rassicurante. Non è il nebbiolo che amo, che mi scatena forti emozioni, ma tanto di cappello ad un vino assolutamente riuscito e convincente.

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