Ribolla Gialla 1998

Degustatore: Alessandro Franceschini Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2005


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: ribolla gialla
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: GRAVNER – Az.Agr. Josko Gravner
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Parlare dei vini di Gravner non è semplice, esprimerne un giudizio in forma di centesimi o anche con le nostre chiocciole è poi quasi riduttivo. La ribolla gialla in questione è un vino estremo, per il colore, ambrato o forse sarebbe meglio dire ramato, per le sensazioni gusto-olfattive, per la lieve, ma presente, sensazione tannica che si avverte e che quindi pone un po’ di imbarazzo iniziale quando si pensa a quale cibo affiancargli. Il naso è complesso: un festival di frutta sciroppata, dalle prugne alle ciliegie, passando per le albicocche e le pesche. Delle percettibili note ossidative vanno e vengono solo durante la prima mezzora, per poi scomparire completamente e dar spazio, con la dovuta ossigenazione, a profumi che ricordano lo zabaione e la crema pasticcera. Fanno capolino anche note caramellate, balsamiche, sembra in alcuni momenti di avere nel bicchiere, forse complice anche il colore, un whisky poco alcolico, per le note di malto. In bocca colpisce, come abbiamo anticipato sopra, quel percettibile tannino che crea una sensazione quasi asciugante, la bella sapidità ed il ritorno di note di frutta secca, di mandorle in particolare. Vino cerebrale, da perderci le ore col naso per cercare di decifrarne tutte le sensazioni, verrebbe quasi da dire, appunto per questa caratteristica, un vino più da meditazione che da pasto, non tanto perché non si possa trovare il piatto giusto, quanto perché è troppo protagonista e catalizzante. Gualtiero Marchesi, in una recente intervista rilasciata all’amico giornalista Franco Ziliani sul suo blog (http://blog.virgilio.it/franco_tiratore), diceva che il miglior abbinamento per i suoi piatti è l’acqua, sicché il vino sarebbe solo e soltanto elemento di disturbo. Ecco, pur non condividendo per nulla questa affermazione del Sommo Maestro, né tanto meno quella di coloro che a volte affermano il contrario, e cioè che per giudicare correttamente un vino non bisogna considerare l’abbinamento con il cibo, in questo caso bisogna ammettere che la tentazione di degustarsi questo vino con calma, senza nulla da abbinarci, è notevole. Aggiungere che è un vino senza addizione di lieviti selezionati, senza chiarifiche e senza filtrazione forse è una notizia nota ai più, che volendo non aggiunge o toglie nulla alla descrizione del vino, ma amplifica ancor di più le aspettative e la curiosità quando si decide di aprire una bottiglia di Josko.

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