Patriglione 1994

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2003


Tipologia: Vdt Rosso
Vitigni: negroamaro 90%, malvasia nera 10%
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: TAURINO – Azienda Agricola Taurino Cosimo
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Negli ultimi dieci anni si è andata affermando la necessità di offrire al sempre più smaliziato ed esigente consumatore, un prodotto che al momento dell’acquisto fosse in condizioni di equilibrio e maturità tali da renderlo più appetibile e piacevole. Se da una parte si è ottenuto il vantaggio di godere immediatamente di vini potenti e tannici come il barolo, il Brunello di Montalcino, il Sagrantino di Montefalco o il Montepulciano d’Abruzzo, dall’altra si è riscontrato in numerosi casi e tipologie un certo calo nelle capacità evolutive e di invecchiamento. Il vino subito morbido e avvolgente, spesso grazie ad una surmaturazione delle uve o a residui zuccherini non proprio “minimi”, finiva per essere già nello stadio di “maturità” e, a volte, dopo neanche un anno, in fase discendente. Tutto questo, in fondo, non può scandalizzarci. Siamo in un’epoca dove non c’è tempo per aspettare, dove tutto viene assimilato con frenetica urgenza, pazienza se si perdono molti particolari, pazienza se questo tende ad uniformare le caratteristiche gusto-olfattive di molti vini. Però non è sempre così, almeno quando si ha di fronte un vino della levatura del Patriglione ’94 di Cosimo Taurino. Il fatto che a nove anni dalla vendemmia il colore sia granato (ancora intenso) con unghia leggermente scarica, non deve assolutamente impensierirci. E infatti al naso si esprime intenso, sensuale, complesso, con toni di frutto rosso in confettura e in crostata, ma per nulla spenti o con accenni al decadimento; ciliegia sotto spirito, quasi mon cherì, ma anche amarena e visciola, avvolte in foglia di tabacco e cioccolato, per poi lasciare spazio a sfumature minerali, di caffé e cuoio, pepe rosa e nero, chiodo di garofano. Al gusto non delude e mostra un corpo potente e vigoroso, caldo-alcolico, un po’ austero e con tannini ancora astringenti ma elegantissimi nel loro svilupparsi, immediatamente circondati dalla polpa carnosa del frutto maturo, intenso, che si mescola alle spezie e alle note minerali con grande equilibrio. Un vino che a distanza di anni si mostra ancora perfettamente capace di conservarsi ed evolvere, di garantire un futuro in ascesa, a tutto vantaggio di chi, come me, ama scoprire “cosa è successo” nel corso del tempo. Servitelo a 18° in calici ampi, panciuti (va benissimo quello da Barolo) con carni rosse cotte a lungo e selvaggina da pelo stufata, formaggi molto stagionati e saporiti.

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