Nero d’Avola 2010

barner10Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2011


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: nero d’Avola
Titolo alcolometrico: 15 %
Produttore: BARRACO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


“Ma io cosa me ne faccio della recensione di un vino uscito svariati anni fa, se tanto non lo trovo più da nessuna parte?”. Domanda comprensibile, ma cerchiamo di vedere le cose da un altro punto di vista. Aprire una bottiglia, anzi più bottiglie di vecchie annate, da quelle giudicate eccellenti a quelle minori, è fondamentale per capire la qualità e la tenuta di quel vino nel tempo, è importante per avere un quadro delle potenzialità di un territorio e di un’azienda. Perché un vino senza una storia alle spalle è ancora tutto da scoprire e qualsiasi valutazione del momento è inevitabilmente relativa. Per come la vedo io, quando hai verificato diverse vecchie annate di un vino, avrai una buona base per dedurre se quel prodotto sarà sempre affidabile, e l’unico obiettivo che ti resta con le nuove annate è quello di coglierne i progressi, le diversità vendemmiali ed espressive. Colmiamo allora la “lacuna” di aver parlato solo del Nero d’Avola 2005 e 2004 (non senza avervi accennato, proprio nella degustazione del 2005, alle versioni 2008 e 2007), saltando a piè pari al nuovissimo 2010. Ad osservarlo nel calice con quel colore rubino violaceo mette di buon umore, accostato al naso è un trionfo di profumi freschi e fruttati (mi sembra di cogliere il profumi del fico rosso spaccato…), che non nasconde però il tratto salmastro, marino. La cosa che mi sbalordisce è come l’alcool rimanga intrappolato, non credo solo per merito del “calice Meraviglia”, con il quale degusto ormai quasi tutte le tipologie di vino. Non c’è alcuna pungenza fastidiosa, il frutto è vivo e fresco come è giusto che sia per un vino in divenire. Lasciato respirare ci regala aneliti di timo e lavanda, venature balsamiche il tutto confortato da una piacevole dolcezza. Al palato non poteva nascondere la scalpitante gioventù, sia nel tannino sospinto ma di eccellente trama, che nella vena acida che favorisce l’impetuosità del frutto, mai tanto gustoso come in questa occasione, con un finale rigorosamente salato, pepato e profondo che sembra voler dire: datemi tempo e vi lascerò senza parole. E io gli credo…

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