Nambrot 2000

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2002


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: merlot, cabernet sauvignon e altro
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: TENUTA DI GHIZZANO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


La famiglia Venerosi Pesciolini produce vino dal 1370 e non ha mai dato particolare valore alla pubblicità dei suoi prodotti, i loro vini hanno conquistato il mercato poco a poco, fino a diventare delle gemme preziose, da collezione. Questo grazie alla grande abilità dell’enologo Carlo Ferrini, alle eccezionali qualità del terreno e all’esperienza secolare dell’azienda. I due vini di punta sono il Veneroso e il Nambrot. Il primo è un assemblaggio in parti uguali di cabernet sauvignon e sangiovese, con una piccola aggiunta di merlot, il nome denuncia la posizione di capofila della produzione; il secondo, fino alla vendemmia ’99, era un merlot in purezza; oggi è un uvaggio dove il merlot è ancora protagonista, ma supportato da una discreta percentuale di cabernet e altre uve locali, prodotto in quantità limitata (non è infatti facile reperirlo). Fra i due ho sempre preferito il Nambrot, di poco, ma è quello che mi ha più emozionato. L’impatto visivo mostra subito una grande compattezza di colore, rosso rubino cupo, inchiostrato, assolutamente impenetrabile (provate a tenere il calice inclinato su un foglio di carta scritto e vi accorgerete di non riuscire a leggere assolutamente nulla, attraverso il liquido); l’impressione è di un vino denso, giovane, ricco di polifenoli e glicerine, confermata dai numerosissimi archetti e dalle lacrime lentissime e grasse. I profumi arrivano al naso prima che il calice sia a distanza ‘regolare’, intensi e dolci, anche se ancora non del tutto aperti, di frutti di bosco, mora, cassis, amarena, mirtillo nero, per poi lasciare spazio a note balsamiche e mentolate, spezie fini in composizione, noce moscata, una elegante nota minerale, sensazioni di leggera tostatura e di cacao. La qualità è davvero eccellente. Mi aspetto grandi cose nei prossimi anni, quando si schiuderà completamente. Senza esitazione ne assaggio un primo sorso, per verificarne le caratteristiche più evidenti: è aggressivo e alcolico, si sente il corpo potente e ben strutturato, ma senza la benché minima pesantezza, i tannini sono decisi, astringenti, ma di grande noblesse, la sapidità avvolge la bocca, affiancata da un’ottima vena acida, il tutto equilibrato dalla grande morbidezza del frutto che ritorna prepotente, succoso e quasi dolciastro. Il secondo assaggio conferma la grande eleganza di questo vino, che riesce a fondere forza e morbidezza, struttura e pregiate sensazioni balsamico-minerali, in un finale lunghissimo e struggente di cacao e caffé tostato. Il prezzo (32 euro in un’enoteca fornitissima di Cortona) è, una volta tanto, più che adeguato. Servitelo assolutamente non al di sotto dei 18° in grandi calici, come il Bordeaux Grand Cru della Riedel. Un vino come questo tende a prevaricare nei primi piatti, i cui condimenti sono già attenuati dalla presenza della pasta, ma si può provare con dei tagliolini al sugo di lepre o pappardelle al ragù di cinghiale; per i secondi c’è solo da sbizzarrirsi: scottiglia di cinghiale, boeuf bourguignon, costolette di castrato al forno con cipolla; evitate la carne alla griglia, almeno per ora.

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