Müller Thurgau 2013

Degustatore: Fabio Cimmino Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 09/2015


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: Müller Thurgau
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: RADOAR
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


E’ uno dei pochi vini che assaggio, anzi bevo, con regolarità ogni anno. Non facilissimo da reperire in enoteca o al ristorante, di solito ne approfitto in occasione della mia consueta trasferta estiva in Alto Adige quando mi rifugio nel verde dello splendido altopiano del Salto (Monzoccolo), sospeso ad oltre 1000 metri d’altitudine, a metà strada tra Merano e Bolzano. Questo bianco è, infatti, una presenza fissa nella carta dei vini del ristorante dell’Hotel Oberwirt a Verano (Voran) altra mia assidua ed immancabile frequentazione agostana. L’azienda Radoar si trova, non lontanissimo, a Velturno, una quarantina di chilometri a nord di Bolzano, in Valle Isarco. Cantina certificata biologica pratica in vigna un regime strettamente biodinamico e le fermentazioni sono condotte in modo spontaneo dai lieviti indigeni. I vigneti sono piuttosto elevati, intorno ai 900 metri. Al vino si affianca la produzione di frutta e distillati. Diciassette ettari di bosco, meleti, castagni e vigne (oltre al Müller Thurgau sono coltivati Kerner, Zweigalt e Pinot Nero) più la struttura del maso e una piccola malga. A gestire il tutto, Norbert e la moglie Edith, insieme ai figli Magdalena, Lukas ed Anna. Quello di Radoar è uno di quei vini che, pur nel rispetto dell’andamento climatico delle diverse annate, riesce a garantire una qualità realizzativa sempre molto elevata. Costante segno distintivo è l’estrema ed evidente mineralità: sia nelle annate calde quando il frutto tende a prendere il sopravvento sia in quelle fredde quando è l’acidità a prevalere. Se volessi essere sicuro di far comprendere ad una persona cosa si intende per mineralità in un vino probabilmente è l’etichetta che sceglierei per andar sul sicuro e non avere sorprese. Ed anche la 2013, in questo senso non delude. Profuma sì di frutta ed erbe aromatiche ma sono la roccia e la pietra focaia ad ergersi protagonisti indiscussi. In bocca, poi, si affida proprio alla salinità del sorso, più che alla freschezza acida, per allungarsi in un interminabile finale. Il palato rimane pulito e pronto ad accoglierne un nuovo sorso. Questa volta voglio lasciarvi con un abbinamento insolito. Il nome del produttore e quello del vino tutto farebbero pensare fuorché all’Italia ma stiamo parlando di un produttore italianissimo e di un vitigno italianissimo, quindi, anche in assenza di bollicine, non posso che brindare al successo tutto italiano ai recenti US Open. Grazie Flavia e grazie Roberta per averci fatto sognare e vincere insieme a Voi.

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