Montecucco Bianco Alfeno 2003

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 08/2004


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: trebbiano 60%, chardonnay 30%, malvasia 10%
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: PERAZZETA – Azienda Agricola di Alessandro Bocci
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Sebbene non sia un promotore del bianco “condito” con la barrique o il tonneau, non ritengo sbagliato farne un uso misurato (tenendo conto anche dell’annata) e, soprattutto, utile con quei vitigni che da soli non sono in grado di offrire caratteristiche tali da rendere il vino importante e originale. Siamo onesti, esistono grandi trebbiani italiani? Viene spontaneo pensare a Edoardo Valentini e Gianni Masciarelli, i due produttori abruzzesi che sono riusciti a dare grande dignità a questo vitigno. Ma è davvero lo stesso vitigno? No, si tratta del bombino bianco, una varietà lontanamente imparentata con il trebbiano ma dalle caratteristiche aromatiche superiori. Qui in Toscana, invece, si utilizza da generazioni il trebbiano toscano, un vitigno che dà il meglio di se quando viene sottoposto ad appassimento per produrre il Vin santo, ma che vendemmiato e vinificato in modo tradizionale non può fare miracoli. Ed ecco perché molti produttori, comprendendone i limiti, pur lavorando per selezionarne i cloni migliori, preferiscono “accompagnarli” nell’uvaggio con uve in grado di fornirgli supporto aromatico (malvasia) e di struttura ed eleganza (chardonnay). Ed è ovvio che, con questa base mista di buona qualità, si può anche provare ad usare il piccolo legno, moderatamente, nella fase di fermentazione e per qualche altro mese,per rendere il vino più complesso e intrigante. E questo Alfeno Bianco di Perazzeta è una risposta agli eccessi nei quali sempre più frequentemente incappiamo. Un vino dal colore giallo paglierino di buona intensità (non sovraccarico!), luminoso e dai bei riflessi dorati. Al naso ha buona eleganza e, certamente, qualche sentore derivato dal legno, ma la materia prima è perfettamente riconoscibile. Si passa da delicate note di fiori bianchi e gialli ed erbe miste, a nuaces di frutta esotica, dal pompelmo alla pesca, dalla mela alla pera matura, per poi distendersi su toni appena vanigliati e di pepe bianco, intrisi di una bella mineralità. All’assaggio conferma un ottimo equilibrio e un perfetto dosaggio del legno, sapidità e acidità, alcol quanto basta e una persistenza notevole e di grande effetto aromatico, con ritorno di spezie e agrumi. Non un mostro di potenza (per fortuna), ma un vino elegante e di grande piacevolezza, come raramente capita di trovare in questa regione. Sfiora le quattro chiocciole.

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