Monferrato Rosso Capovia 2008

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2012


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: FORTI DEL VENTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Torniamo a parlare di Forti del Vento, l’azienda di Tomaso Armento e Marco Tacchino, questa volta parliamo di un dolcetto in purezza, Monferrato Rosso Capovia, ma prima vi invito a leggere (se non lo avete già fatto) la scheda che abbiamo scritto poco più di un anno fa sull’azienda, perché è fondamentale conoscere i principi e gli obiettivi di questa importante realtà di Ovada (basta cliccare sul nome dell’azienda evidenziato qui sopra in bordeaux). Avete letto? Bene, il Capovia proviene dal cru omonimo, vigneti di oltre 40 anni, interamente ristrutturati, parzialmente coltivati a ciglioni, totalmente inerbiti e lavorati a mano. Un po’ di dati: siamo tra i 280 e i 320 metri slm, con esposizione prevalente a sud-est, terreno argilloso-calcareo, allevamento a guyot, 5.500 piante per ettaro, con una resa di 30-40 quintali secondo l’annata, la raccolta avviene generalmente tra la terza e la quarta settimana di settembre. La vinificazione si svolge in acciaio inox, con una durata variabile da due a tre settimane, con rimontaggi e delestage a cui segue il mantenimento sulle fecce fini per almeno 6 mesi. Il Capovia viene affinato per circa un anno in piccole botti a tostatura leggera, nuove e di diversi passaggi. Quando verserete questo vino nel calice capirete in pochi secondi che questo non è il classico dolcetto beverino, vinoso, gradevole e senza pretese. Prima di tutto siamo ad Ovada, una delle terre elette per questo vitigno, dove generalmente presenta una struttura più decisa e importante. Il lavoro di Tomaso e Marco segna decisamente il passo offrendo un risultato molto convincente e per nulla scontato. Certamente il contributo del legno non può non sentirsi, non tanto per quelle dolcezze che a volte marcano negativamente i vini, quanto per l’ampiezza dei profumi e per una loro più armoniosa dimensione. Il tutto senza nascondere la linea principale tracciata dal vitigno, le cui caratteristiche note fruttate sono in bella mostra, ciliegia e lampone maturi, ma arricchite da delicate sfumature balsamiche e di erbe aromatiche su un fondo appena dolce, profumi intensi che già al naso lasciano supporre una buona acidità (che generalmente per il dolcetto non raggiunge mai picchi elevati). La bocca è suggestiva, la polpa cremosa, la freschezza è quella immaginata e fornisce un perfetto supporto alla struttura; molto ben imbrigliati i 13,5 gradi alcolici, non disturbano affatto, il vino mostra anche al gusto una bella tempra e profondità. Indubbiamente un Dolcetto “altro”, che fa riflettere sulla possibilità di dare a questo tradizionale vitigno piemontese altre opportunità di esprimersi e distinguersi, senza snaturarlo, come ci hanno ben insegnato altre aree storiche come Dogliani e Diano.

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