Monferrato Rosso Alto Fhrà 2009

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2012


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto 75%, cabernet sauvignon 25%
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: FORTI DEL VENTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Mentre ero in Piemonte, pochi giorni fa, per la precisione dai fratelli Mossio, produttori di un fantastico Dolcetto ottenuto dal cru Bricco Caramelli, si parlava proprio di questo vitigno che fatica fortemente ad emergere al di fuori dei confini regionali. La questione non riguarda solo il nostro Paese ma potremmo dire gran parte del pianeta Terra, è come se al termine “dolcetto” fosse associato un significato dispregiativo, come “vinello” o “insignificante”. Non so da dove siano nate certe convinzioni, sebbene il fatto che sia largamente diffuso, tanto da occupare un posto di rilievo in una dozzina di denominazioni, possa indurre a convinzioni superficiali e banalizzanti. Il problema è reale, il vino va venduto e se non ci si riesce bisogna pure inventarsi qualcosa. Così c’è chi quel nome ha deciso di celarlo, dando priorità magari al luogo di produzione (vedi le docg Dogliani, Ovada e Diano d’Alba), proprio per dare risalto a ciò che determina le differenze, il territorio. Ora, rinnegare il nome di un vitigno non mi sembra che possa risolvere un problema ben più profondo, dovuto probabilmente a cattiva comunicazione e informazione o a scelte strategiche sbagliate, però non è facile trovare alternative o soluzioni, soprattutto in tempi relativamente brevi e pressati da una crisi che vede ormai come unico sbocco il mercato estero, e non per tutti. Bisognerebbe spiegare alla gente che il dolcetto è un vitigno importante e storico, con qualità differenti secondo la zona dove viene coltivato, il vino proveniente dalle aree più vocate è in grado di invecchiare per un bel po’ di anni e diventare complesso, profondo, di assoluto interesse. Tutto vero, ma non sempre è sufficiente a convincere l’ipotetico acquirente, “i tedeschi quando glielo metti davanti neanche lo vogliono assaggiare”, mi dice Valerio Mossio. Con queste premesse diventa del tutto logico che ogni produttore scelga un proprio modo per farsi strada, per proporsi cercando di aggirare quei luoghi comuni. I ragazzi di Forti del Vento, probabilmente qualche domanda se la saranno fatta, ma le loro strade sono già in parte spianate, potento usufruire di due denominazioni che non impongono il nome dolcetto in etichetta. Così eccoli con due “soluzioni” dalle caratteristiche differenti, l’Ovada Ottotori, dolcetto in purezza, e questo Monferrato Rosso Alto Fhrà 2009, ottenuto per i tre quarti da dolcetto e per un quarto da cabernet sauvignon (giustamente specificato nella retroetichetta). Conoscendoli, per Marco e Tomaso quello che conta veramente si fa in vigna, il prodotto finale deve riportare nel miglior modo possibile quanto il millesimo è stato in grado di regalarci: colore rubino acceso e profondo, bouquet ampio e intenso, che sa di prugna, lampone maturo, viola, ematite, i due vitigni sembrano passarsi la palla ad ogni inspirazione. L’assaggio conferma quella morbidezza a cui ci aveva già abituato la precedente annata, è un vino senza spigoli, rotondo, dove tutto appare integrato, acidità, alcol, tannino, la beva è convincente e la persistenza tale da far affiorare riflessi chinati e di mirto. Altro vino, altra storia, come è giusto che sia.

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