Monferrato Bianco Ferro di Cavallo 2001

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 03/2003


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: sauvignon 80%, cortese 20%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: LA GIRIBALDINA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Se si fa eccezione per l’Asti spumante, la cui notorietà e diffusione ha pochi eguali in Italia, il Piemonte vinicolo è conosciuto soprattutto per i suoi grandi vini rossi da nebbiolo, barbera e dolcetto. Se si pensa ai vini bianchi è piuttosto naturale citare il Friuli, l’Alto Adige e la Franciacorta in Lombardia. Ma il Piemonte non manca di zone particolarmente vocate, come quella di Gavi dove si producono ottimi vini da uve Cortese o quella di Caluso, suggestiva località del Canavese dove nasce l’Erbaluce. Nel Monferrato, poi, che abbraccia sia l’astigiano che la provincia di Alessandria, vi sono molte zone dove i vini bianchi acquistano grande interesse e buona diffusione. Non è quindi così strano imbattersi in un vino di eccellente fattura come il Monferrato Bianco Ferro di Cavallo ’01, prodotto dall’azienda La Giribaldina, frutto di un interessante uvaggio che vede l’80% di sauvignon e un 20% di cortese affinato in barrique. Le uve provengono dai vigneti “Ferro di Cavallo” (così battezzato per il ritrovamento di un antico ferro di cavallo durante i lavori di impianto del vigneto) per il sauvignon e “Garibaldi” per il cortese, ambedue situati nelle vicinanze di Calamandrana (AT). Si tratta di un bianco ricco di personalità, bella struttura e grande piacevolezza. Alla vista esprime una notevole luminosità, un colore paglierino vivido, con nuances verdoline arricchite di accenni dorati. All’olfatto mette subito in evidenza i caratteri del sauvignon, intensi di foglia di pomodoro e sambuco, seguiti da preziose note fruttate di pesca gialla, banana matura, spezie aromatiche, fieno e un vaghissimo ricordo di pietra focaia. Al palato è fresco, di buon corpo e notevole sapidità, l’impatto è intenso e avvolgente, quasi morbido, l’alcol elevato non è assolutamente invadente grazie alla polpa che lo rende particolarmente accattivante. Si sente il prezioso contributo del secondo vitigno che, grazie all’apporto del legno, rende il vino più strutturato e complesso. La persistenza è lunga, con ritorno aromatico pieno, qui con aggiunta di frutta esotica e miele. Sfiora le quattro chiocciole. Servitelo a 10-11° in calici a tulipano leggermente panciuti, con tortini di verdura, risotto alle zucchine, linguine ai calamaretti, involtini di melanzane, rombo alle verdure, crostacei, scaloppine di vitello.

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