MantonicOZ 2008

acimantoDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2011


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: mantonico pinto
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: L’ACINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


E poi dicono che la Calabria è rimasta indietro, che è una delle pochissime regioni che non ha ancora una docg (come se fosse ancora un indice di qualità…), che bla bla bla. Certo, come ci mostra sul proprio blog Francesco De Franco di ‘A Vita, nella sua zona c’è una moria di vigne, carri pieni di piante secche viaggiano spesso lungo le strade consolari, effetto dell’abbandono dei campi. Ma allo stesso tempo ci sono produttori che, al contrario, impugnano gli attrezzi e dànno vita a nuove e interessanti realtà. Ne sono un bell’esempio anche Antonello, Dino ed Emilio, amici e soci de L’Acino, di cui vi avevo già parlato per l’eccellente Toccomagliocco 2008, e che ora tornano a farsi sentire con questo MantonicOZ stessa annata, ma ottenuto da un’uva a bacca bianca che stava rischiando di scomparire. Come mi ha raccontato Dino, che si occupa del lato commerciale, il mantonico pinto è parente prossimo del mantonico della Locride, che in genere si utilizza per fare passiti; la zona è la stessa del greco di bianco. Esistono almeno tre biotipi di questa varietà, uno di questi è il “mantonico di Donnici”, mentre il mantonico pinto è tipico dell’area del Pollino, tra Castrovillari e Frascineto, così chiamato per l’acino caratterizzato da un puntino sulla buccia. Ne erano rimasti un paio di filari nella vigna di oltre 70 anni, di un vecchio viticoltore locale. Grazie alle poche viti superstiti Dino, Antonello ed Emilio sono riusciti ad innestare sul campo (non esistono barbatelle di mantonico pinto dai vivaisti), quindi quella de L’Acino è l’unica vigna esistente, circa un ettaro. La principale ragione dell’abbandono della coltivazione del mantonico pinto è la sensibilità che ha verso le malattie della vite, che si aggiunge ad una resa naturalmente bassa, tant’è che nella vendemmia 2010, su 40 quintali di uva raccolta ne sono stati scartati 15, e con la 2011 si è arrivati addirittura a 20 quintali. Questo dimostra ampiamente l’incoscienza e il coraggio di questi fratelli che hanno deciso di prendersi l’onore e l’onere di mantenere in vita questo vitigno calabrese. Grazie all’acidità elevata di questo vitigno, ottenuta anche per merito di una straordinaria escursione termica della zona, tra le più accentuate in Italia con il Pollino di fronte ed il Mar Jonio a 20 km di curve, il vino che se ne ricava ha le caratteristiche per diventare un grande bianco da invecchiamento; Dino mi ha confessato che tra venti anni, vorrebbero aprirne una bottiglia per poter dire che un bianco prodotto in Calabria non ha niente da invidiare ad un Montrachet…ed io glielo auguro con tutto il cuore! Nel 2008 il MantonicOZ ha fatto sei giorni di macerazione sulle bucce, durata che sarà sempre variabile secondo l’annata. Nel calice ha un bel colore dorato lucente, mentre il bouquet si schiude lentamente su accenti floreali e minerali, erbe aromatiche, agrumi maturi, effluvi salmastri, marini. In bocca rivela una struttura salda e importante, una viva freschezza accompagnata da leggera astringenza tannica, frutto a tratti esotico, con accenni fumé, molto sapido e profondo, lungo, caldo, con delicato finale amarognolo, molto interessante già ora ma sicuramente in grado di offrire una lunga e convincente evoluzione.

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