Mandrone di Lohsa 2001

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 08/2014


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon 80%, alicante, petit verdot e carignano 20%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: POLIZIANO – Azienda Agricola Poliziano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Quando Federico Carletti inaugurò la nuova cantina in Maremma, nei pressi di Magliano, accettai con interesse l’invito, pur sapendo quale fosse la visione, l’idea di vino del produttore della nota azienda Poliziano a Montepulciano. L’aver scelto come enologo Carlo Ferrini e l’aver voluto e sostenuto anche all’interno del Consorzio del Nobile di Montepulciano la presenza nel disciplinare di vitigni internazionali (oggi la quota di sangiovese minima obbligatoria è del 70%, mentre per la restante parte si possono utilizzare tutte le varietà consentite nella regione), chiariscono meglio di qualsiasi parola la sua posizione. Ma torniamo a Lohsa, azienda che oggi vanta 27 ettari di vigneto su un complesso di 70 ettari; si tratta di un unico appezzamento interamente esposto a sud, dal quale si ricavano due rossi: il Morellino di Scansano dai 18 ettari allevati a sangiovese e piccole quote di ciliegiolo, malvasia nera e canaiolo, e il Mandrone di Lohsa che è ottenuto dai restanti 9 ettari, composti da cabernet sauvignon, alicante, petit verdot e carignano. Questo vino subisce, come è naturale, una fermentazione separata delle uve, per poi dimorare per circa 18 mesi in barriques nuove. Se non ricordo male la 2001 è la prima annata messa in commercio, nel lontano 2003, quindi questa è una perfetta occasione per verificarne la tenuta, visto che dall’epoca di vendemmia sono passati 13 anni. Ci tengo a precisare che il vino è rimasto sempre in cantina a temperatura controllata di 12-13 gradi. Il colore rubino cupo con accenni granati all’unghia è già un segnale rassicurante, non ci sono cedimenti visivi significativi; l’approccio olfattivo rimanda a profumi compatti, concentrati, scuri, di prugne e more in confettura, ma anche a toni più complessi di cuoio e grafite, non mancano guizzi di erbe aromatiche essiccate e note di cacao, liquirizia e menta. L’impatto al gusto è deciso, pieno, con un’acidità tutt’altro che stanca e un tannino solido ma amalgamato alla polpa carnosa; tra una roteazione e l’altra appare qualche riflesso vegetale maturo che rimanda al cabernet, la sensazione generale è di un vino ancora perfettamente composto, senza sbavature, forse un po’ tecnico ma certamente ben fatto, che dimostra, pur provenendo da viti che allora erano ancora molto giovani, una capacità di tenuta davvero notevole, e questo è sicuramente un pregio che va sottolineato.

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