L’Apparita 1994

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2004


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: merlot
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: CASTELLO DI AMA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Un’annata interlocutoria, meno felice, la 1994. Senz’altro vero. Ma è altrettanto vero che i grandi vini, figli di una grande vigna e di un terroir unico e inimitabile, riescono anche nelle situazioni apparentemente più difficili a stupire e ribaltare qualsiasi previsione. Per restare in ambito toscano, questo è accaduto con il Masseto, un altro merlot in purezza dalle doti indiscutibili, ma anche con il Sassicaia che, pur ottenuto con uve diverse (cabernet sauvignon e franc), ha subito un processo evolutivo splendido e, in parte, impensabile. E l’Apparita, del Castello di Ama, è l’ennesima conferma che la classe fa la differenza, soprattutto in questi casi. D’altronde, se non fosse così, sarebbe stato davvero ingiustificato il prezzo al quale questo vino poteva essere acquistato nel 1999: ben 100 mila lire. Poca cosa, rispetto ai grandi cru di Borgogna o Bordeaux, ma in un’Italia che fino a pochi anni prima andava avanti ancora a Chianti in fiasco e Frascati sfuso, era sicuramente un prezzo esorbitante. Sta di fatto che questo merlot, con tutti i limiti dell’annata, ha una stoffa di prim’ordine, già nel colore ancora rubino intenso e poco trasparente. E che dire dei profumi intensi, del bouquet complesso e intrigante di frutti di bosco in confettura, dalla mora al mirtillo, passando a ricordi di cachi e prugna, per poi arricchirsi di note speziate, pepe, eucalipto, cenni di rosmarino, una delicata nota vegetale, sottobosco, sfumature minerali e di grafite. La forza espressiva al palato non è di certo inferiore, evidenziando un corpo elegante e non pomposo, giocato su tannini nobili e una bella sapidità, alcol contenuto e frutto morbido ma non dolciastro, una discreta vena di freschezza ed un finale di grande equilibrio e rotondità. Certo non c’è la struttura e la potenza delle grandi annate, di una ’97 per intenderci, ma questo nel tempo si sta dimostrando un pregio, perché il frutto non è surmaturo, il caldo non ha abbassato troppo l’acidità e l’equilibrio è davvero ottimo, i profumi eleganti e il vino ha dimostrato di poter evolvere senza difficoltà o cedimenti. Insomma, a dieci anni dalla vendemmia, un evviva per questo cavallo di razza, sicuramente fra i migliori rossi dell’annata

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