Langhe Dolcetto 2007

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 10/2009


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: EMANUELE ROLFO – Azienda Agricola Cà di Cairè di Rolfo Emanuele
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Chi ama le Langhe, come me, non può non amare il Dolcetto, un vino che purtroppo ha sempre avuto non poche difficoltà a farsi conoscere e apprezzare, vuoi per una eccessiva distribuzione di denominazioni che creano non poca confusione sia sul piano commerciale che nei confronti di chi il vino ama semplicemente berlo in buona compagnia, vuoi per una scarsa fiducia da parte degli stessi produttori che, almeno in passato, avevano puntato tutto sui più blasonati Barolo e Barbaresco, considerando questo tradizionale rosso un vino apprezzabile localmente. Sta di fatto che ha sempre faticato a superare il confine padano e raggiungere il centro e il sud d’Italia, sebbene le quantità prodotte sarebbero sufficienti per poter soddisfare una richiesta più ampia. Anche il nome, e chi poteva immaginarlo, non gli è stato molto d’aiuto, ricordo perfettamente numerose occasioni, sia al ristorante che in enoteca, in cui veniva chiesto se fosse un vino dolce, non sapendo che il nome deriva dalla dolcezza della polpa dell’acino a maturazione raggiunta e non dal metodo di vinificazione. Inoltre, da quando sono nate le guide vinicole, per molti anni sono stati premiati pochissimi vini, la maggior parte dei quali era rappresentata da prodotti tutt’altro che tradizionali, ma piuttosto corposi, strutturati, magari passati in legno, insomma vini che in qualche modo imitavano i modelli di riferimento e di successo in quegli anni, e con prezzi ovviamente notevolmente più alti. D’altronde non possiamo dimenticare che chi fa il vino, che sia un vignaiolo verace che ama la sua terra e le sue vigne ereditate dai propri antenati, o un imprenditore che ha scoperto un nuovo filone redditizio, il vino lo deve vendere, altrimenti è costretto a mollare o cambiare strada. E’ cosa recente, e di ancora troppe poche guide, il riconoscimento di una propria dignità anche alle categorie di vini apparentemente “minori”. Rimane il fatto che per conoscere davvero il Dolcetto bisogna farsi un giro nelle diverse zone dove viene prodotto, solo così si può arrivare a capire che non è un “vinello”, che può essere fresco, fruttato e beverino, ma nei terreni e nei microclimi che lo consentono e con piante che magari hanno alle spalle qualche decennio, può tirare fuori grosse sorprese; solo così ci si può rendere conto che è un errore macroscopico generalizzare una tipologia, un Dolcetto di Dogliani è molto diverso da uno di Ovada, di Alba, di Diano o delle Langhe Monregalesi. Quindi zaino in spalla e… pedalare! Se ne potrà trarre solo piacere e cultura, elemento fondamentale per capire e apprezzare davvero quei 3/4 di litro che finiscono sulla nostra tavola. Ma bando alle derive filosofiche e parliamo di questo sempre piacevole Dolcetto delle Langhe di Emanuele Rolfo, dal colore rubino intenso con venature violacee e un profumo che colpisce i nostri sensi già a mezzo metro di distanza dal calice. Spadroneggia il frutto, lampone maturo e ciliegia, amarena, non manca mai la violetta, poi affiorano sentori di erbe alpine, una leggera balsamicità e, inspirando con forza si percepiscono interessanti sfumature di gesso e fieno. L’assaggio rivela un tannino piacevolmente presente, una bella freschezza, una trama fruttata fitta e priva di accenti surmaturi, nuances pepate e una nota ammandorlata che ci ricorda l’uva di provenienza, stupisce per la notevole giovinezza nonostante abbia già due anni pieni sulle spalle. Un bel bere, con una prospettiva evolutiva interessante. Molto vicino alle quattro chiocciole.

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