Kantharos Rosso 2001

kantharosrossoDegustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@

Data degustazione: 02/2004

Tipologia: IGT Rosso

Vitigni: merlot 50%, syrah 50%

Titolo alcolometrico: 14 %

Produttore: CASALE CENTO CORVI – Azienda Vinicola Casale Cento Corvi

Bottiglia: 750 ml

Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro

Kantharos è il nome del vaso etrusco con due manici laterali utilizzato durante i simposi per bere il vino. Durante il periodo di maggior splendore della civiltà etrusca fu realizzato in bucchero, la tipica ceramica di colore nero ottenuta attraverso un particolare processo di cottura in forni privi di ossigeno, fabbricata tra la metà del VII secolo e gli inizi del V secolo prima di Cristo. Il kantharos lo si ritrova in numerose raffigurazioni pittoriche di pareti di tombe etrusche che ne testimoniano l’utilizzo, e che insieme testimoniano l’attenzione data al vino da parte degli aristocratici del tempo, che nella elitaria bevanda vedevano uno dei caratteri più qualificanti del loro status. Kantharos è anche il nome dell’ultimo vino nato in Casale Cento Corvi: un vino non filtrato, che non fa legno, che è solo “frutto del proprio frutto”, e che non ha subito quindi, né interferenze, né aliene intrusioni. E’ limpido, lucente ed insieme impenetrabile, tale da creare nel calice l’effetto occhiale a specchio. La consistenza è piena, ed il calice resta grasso e lievemente granato al passaggio del prezioso liquido. E’ intenso al naso dove si esprime ricco dei suoi profumi che sembrano emergere da un letto di fogliame secco estivo: frutti di bosco scuri e maturi, poi dolci ed insieme piccanti note speziate, di pepe nero e di bacche mediterranee quali mirto e ginepro. Con l’ossigenazione il fogliame si fa tabacco biondo, ed i frutti di bosco tendono alla loro confettura, di more in particolare. In bocca è suadente, ha passo morbido e vellutato, trama tannica rotonda ed opulenza. Quasi non sembra un vino la cui maturazione è stata raggiunta senza l’ausilio di contenitori in legno, se non fosse per l’assoluta pulizia e precisione dei profumi. Nessuna asperità ne disturba lo sviluppo durante la masticazione, e la stessa sapidità assorbita dal territorio, non fa che conferirgli equilibrio. Il finale, di buona persistenza, coerente con l’olfatto ed appena ammandorlato, ne conferma l’armonia raggiunta. Pronto a bersi quindi, indovinato già al primo tentativo, ci aspettiamo grandi cose nelle annate a venire se la componente fruttata verrà proposta con sapori che ricalchino quelli di un frutto più intatto e croccante. E’ un vino che merita di essere accostato a secondi piatti importanti di carni rosse cucinate o selvaggina: stufato di cinghiale, cacciucco di carne maremmana o anche coda alla vaccinara; servito a 18°C circa, in calici molto ampi ed alti… o in un kantharos.

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