Kantharos Bianco 2002

kantharosbiancoDegustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@

Data degustazione: 12/2004

Tipologia: IGT Bianco

Vitigni: chardonnay, sauvignon

Titolo alcolometrico: 13,5 %

Produttore: CASALE CENTO CORVI – Azienda Vinicola Casale Cento Corvi

Bottiglia: 750 ml

Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro

Globale eppur locale: Il Kantharos Bianco. Un vino bianco ottenuto da chardonnay e sauvignon non è certo una novità… ma gustare uno chardonnay-sauvignon di tale precisione gusto-olfattiva, senza intrusioni indotte dalla fuorviante maturazione in barrique e senza al tempo stesso rinunciare a morbidezza gustativa e magistrale equilibrio non è cosa che accade sovente; se poi il vino in questione proviene da una zona che sino ad oggi si è distinta quasi esclusivamente per la produzione di vini rossi, la novità c’è tutta: il Kantharos Bianco, un vino pieno di frutto, corposo ma leggero, ottenuto dai due vitigni bianchi per eccellenza, ultima proposta di Casale Cento Corvi, azienda sita sulla costa etrusca laziale, a Cerveteri. Le uve del Kantharos nascono sui terreni di calcare attivo siti nella località “il sasso”, inadatti a qualunque tipo di coltura salvo quella della vite e dell’olivo, laddove la costa laziale sale verso gli antichi vulcani, in una zona vicina al mare per poterne godere dei benefici influssi ma relativamente in quota e scoscesa affinché il terreno sia ben drenato e l’aria salubre. E’ sufficiente, dal basso della cantina aziendale, volgere il proprio sguardo verso est, verso l’entroterra, e fermare il proprio sguardo su quei terreni brulli, a tratti coperti da scarsa vegetazione mediterranea, dove le tonalità verdi sono spesso spezzate dalla bianca roccia, per capire che lì l’uva cresce sana, leggera, pulita e che, soprattutto se a bacca bianca, non può non dare vini di estrema finezza. Poi la severità in vigna della famiglia Collacciani, la raccolta delle uve a perfetta maturazione, senza fretta nè indugio, e l’utilizzo della tecnologia del freddo durante le prime fasi della vinificazione, ne fanno un vero fuoriclasse. Il Kantharos è luminoso e vivace come pochi vini riescono a mostrarsi, di un colore verde-oro che ne comunica insieme la salute e la consistenza. All’olfatto si propone con profumi che spaziano dai gialli toni floreali di ginestra, ai più erbacei ma maturi profumi di peperone giallo, sino al frutto tropicale che ricorda l’ananas maturo, la banana ed i licci, conditi da sottili note agrumate di dolce cedro. Tra lingua e palato conferma le aspettative: ha freschezza acida che sostiene, morbidezza che ben accompagna e tornisce, struttura innegabile, frutto fitto e generoso, vena minerale e sapida che intriga, spalla per poter vivere un futuro radioso, così come il presente. Nel finale, alla lenta scomparsa del frutto, fanno ritorno le sensazioni bianche, rocciose e sapide, che ricalcano in pieno il panorama pocanzi descritto, quello della terra natìa del Kantharos, della roccia bianca battuta dai venti tirrenici di libeccio. Il Kantharos riesce ad essere un vino-territorio, un vino “local”, malgrado sia ottenuti dai vitigni più diffusi del globo. Fa centro già alla prima uscita ed è proposto ad un prezzo che non teme confronti.

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