Grignolino d’Asti 2001

Degustatore: Fabio Cimmino Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2004


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: grignolino
Titolo alcolometrico: 12 %
Produttore: BORGOGNO – Giacomo Borgogno & Figli
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 5,00 a 7,50 euro


Potrebbe entrare a far parte a pieno titolo dei cosiddetti “sopravvissuti” del vino non tanto per il vitigno da cui trae origine, pur sicuramente minoritario, se non altro per la categoria di vini (una sorta di “pesi piuma” dell’enologia) alla quale appartiene e che sembra, ormai, essere caduta definitivamente in disgrazia. Nell’affollato odierno panorama di vini iperconcentrati, supermuscolosi, dall’estratto secco spropositato, dalle esagerate gradazioni alcoliche, dai colori cupi, fitti ed impenetrabili e dai tannini masticabili …un vino come questo non avrebbe più, forse, ragione di essere, di esistere, spazzato via dalle mode imperanti-omologanti (…eppure spesso, poi, rivelatesi passeggere!) e dalle logiche perverse del mercato. Sono quasi entrato per caso in quella enoteca del Rione Alto (noto quartiere di Napoli vicino al Vomero nda), domenica scorsa, quando ho adocchiato sugli scaffali numerose etichette di Borgogno (da queste parti, ahimé, una rarità!) e non ho potuto resistere. Con circa 26 euro mi sono portato a casa, dello stesso, fra l’altro affidabilissimo, produttore, una Barbera d’Alba (6 euro), un Dolcetto (5.50 euro), un Langhe Nebbiolo (11 euro) ed, appunto, il Grignolino (5 euro) in questione. Un affare visto i tempi che corrono ed i prezzi che impazzano in enoteche, winebar e ristoranti! Un vino dal colore scarico (soprattutto se confrontato con i mostri che ormai dilagano e dominano la scena!) ma invitante: un cerasuolo di bella trasparenza. Al naso i profumi sono netti di frutti rossi freschi maturi (lamponi) e di fiori macerati nell’alcol. Insieme ad una lieve nota speziata, si insinuano dolcemente nelle narici… Al palato la delicata struttura del vino è sostenuta da una piacevole vena acida e da un tannino presente ma discreto (il grignolino, non di rado, rilascia tannini astringenti ed amari) e, bicchiere dopo bicchiere, la bottiglia “si lascia finire” senza quasi accorgersene. Quello che mi aspettavo da un produttore tradizionalista come Borgogno, quello che sempre più spesso vorrei ritrovarmi nel bicchiere (in special modo nel vino “quotidiano”) e che, invece, sta diventando sempre più difficile riscontrare in molte bottiglie blasonate, di quelle premiate e strapremiate dalla critica di settore. Piemonte felix a tutti da

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