Gattaia 2009

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2012


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: chenin blanc 85%, riesling 15%
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: TERRE DI GIOTTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Chi conosce aziende come Corte Sant’Alda, Poggio Le Volpi, La Visciola, Stefano Amerighi, Viticcio, Castiglion del Bosco certamente saprà chi è Michele Lorenzetti, biologo ed enologo che da una dozzina di anni ha preso un deciso indirizzo biodinamico, che oltre a fornire il proprio contributo a questa e ad altre aziende vitivinicole, ha dato vita ad una propria tenuta, Terre di Giotto, situata in quell’areale appoggiato all’appennino tosco-emiliano che gli appassionati di automobilismo ben conoscono, ma tristemente noto e temuto anche da tutti coloro che viaggiano in autostrada del Sole e percorrono la tratta Firenze-Bologna: il Mugello. Michele è mio “vicino di casa”, dato che la città che gli ha dato i natali è Frascati, ma da tempo ormai vive in Toscana, anche se fornisce la sua consulenza in varie regioni. L’azienda terre di Giotto nasce nel 2005, ma è del 2006 l’impianto del vigneto di 1,2 ettari. Michele si orienta su vitigni non facili e non autoctoni, consapevole che le qualità del terreno e il microclima (siamo tra i 400 e i 600 metri di altitudine) gli consentono di spaziare nella sperimentazione con varietà che ama come pinot nero, chenin blanc, sauvignon e riesling, tutti ottenuti da selezione massale (vengono scelti i soggetti con le caratteristiche migliori all’interno di un vigneto, si controllano prima della vendemmia le viti e gli eventuali attacchi di parassiti o virosi e si prelevano nel periodo della potatura invernale le marze adatte per l’innesto sulla talea americana). Michele sa bene quanto il trattore arrechi danni al terreno e ai microrganismi che lo popolano, pertanto ha preferito orientarsi sulla motozappa e la barra falciante, mentre per la distribuzione dello zolfo usa un’irroratrice a scoppio. L’uso del rame non è necessario, la zona è magnificamente ventilata e tiene lontani molti pericoli come la peronospora. E’ un dato di fatto: sono il microclima e il tipo di terreno a sancire se è possibile lavorare con metodo biologico e biodinamico. Ma veniamo al Gattaia 2009, il suo primo vino, bianco, prima sfida per dimostrare che la Toscana non è solo terra di grandi rossi, ma sfida ancora più personale per la scelta dei vitigni che lo compongono, chenin blanc e una modesta percentuale di riesling. Lo dico per inciso, non credo riuscirete a degustare quest’annata se non lo avete fatto prima di me), poiché ne ha prodotto solo 500 esemplari, ma già con la 2010 i numeri crescono in maniera significativa. Basta accostare il naso per rendersi conto che si entra in un mondo dalle mille sfaccettature, colpisce subito per i profumi complessi e stratificati, si coglie lo zafferano, la camomilla, l’albicocca disidratata, il ribes bianco, una delicata quanto appropriata vena ossidativa (non ci provate a criticarla perché vi assicuro ci sta magnificamente ed è voluta, basta che chiediate a Michele come ha vinificato il vino per scoprirlo), è incredibile come si aggiungono nuove sensazioni man mano che il vino sale di temperatura, affiorano sfaccettature di miele ai fiori d’arancio e fieno, addirittura una leggerissima vena di idrocarburi, e ancora pompelmo maturo, susina bianca, papaia, con un finale elegante che alterna un impianto floreale a una gessosa mineralità. L’assaggio è di una ricchezza disarmante, perfettamente giocato fra grassezza e acidità, l’accostamento con i grandi bianchi francesi è inevitabile ma ve lo risparmio, ho già detto molto e non voglio annoiarvi, c’è tanta sapidità e la percezione di un terreno ricco di minerali, che gli dà una profondità e una persistenza non comuni. Prenotate le annate successive!

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