Flaccianello della Pieve 1988

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2001


Tipologia: Vdt Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: FONTODI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Non capita tutti i giorni di trovarsi di fronte ad un autentico capolavoro. Se poi si pensa che si tratta di un Sangiovese in purezza, allora il piacere è sublime. Il Flaccianello della Pieve è uno di quei vini “da tavola” chiamati dagli americani (e chi altro poteva dargli un così brutto appellativo) Supertuscan. Nasce nel 1981 dal vigneto omonimo, per mano di Franco Bernabei, enologo di importanza vitale per il rinascimento del vino italiano, e di Giovanni Manetti, direttore generale dell’azienda, acquistata dal padre nel 1968. In realtà, fino all’ingresso di Giovanni, la famiglia Manetti era conosciuta per la lavorazione di cotto pregiato, proveniente dall’Impruneta (lo si può trovare anche nella villa di Veronelli); ma la sua indole era diversa: amante della natura, si è subito innamorato della vigna ed ha lavorato con grande impegno e volontà, arricchendo la sua esperienza sul campo, studiando e visitando le più importanti zone viticole del mondo. Attualmente l’azienda dispone di 67 ettari vitati su un totale di 110. Oltre al Flaccianello della Pieve si produce un Chianti Classico base, il “cru” Chianti Classico Riserva Vigna del Sorbo (nato nel 1985), altra etichetta di indubbio prestigio, l’I.G.T. Meriggio, da Pinot Bianco in prevalenza e due vini “alternativi”: il Pinot Nero e il Syrah ambedue provenienti dal vigneto “Case Via”. Ma veniamo al Flaccianello ’88; è un Sangiovese davvero grande, proviene da una delle migliori annate dell’ultimo ventennio. Il 1988 nel Chianti e, in particolare nella sottozona di Panzano, ha regalato (si fa per dire) uve eccellenti, con una concentrazione leggermente inferiore al 1990, fatto che ha consentito di donare ai vini un’eleganza ed una finezza non comuni. In questo Flaccianello è ancora ben presente la componente acida, a garantire una notevole longevità; i tannini sono perfettamente integrati nel frutto ed il colore è quello di un Sangiovese quasi giovane: un bel granato profondo con una leggera flessione aranciata sull’unghia. I sentori sono intensi, con note balsamiche e minerali di particolare finezza, il frutto non è ancora confettura, i 18 mesi in barriques di Allier sono praticamente inavvertibili; non ci sono le classiche note burrose e vanigliate che, in molti casi, sono coprenti. Spesso si dà la colpa alle barrique se molti vini non hanno personalità, ma il vero responsabile è la qualità dell’uva. Solo un grande vitigno può sostare nel legno nuovo per molti mesi senza perdere le sue caratteristiche, l’errore è semmai dell’enologo o del produttore che credono nell’uso incondizionato della barrique. Il Flaccianello della Pieve ’88, meglio di un Chianti, è l’espressione fedele del territorio, elevata alla massima potenza, grazie alla maestria di Bernabei, alla tenacia di Manetti e alla generosità dell’annata. Di fronte ad un vino del genere, fra l’altro poco più che pronto, parlare di punteggi è quasi offensivo; diciamo che se esiste la perfezione, qui ci siamo andati davvero vicino. Se riuscite a trovarne una bottiglia in qualche enoteca ben fornita, non fatevela scappare; certo, vi costerà un bel po’ (l’attuale ’97 si aggira intorno alle 60.000 lire, ma l’88 è sicuramente molto più cara), ma sarebbe davvero un peccato mortale perdere un simile gioiello! Buona fortuna.

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