Fiano di Avellino Exultet 2010

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2013


Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: fiano
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: QUINTODECIMO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Per capire i vini di Luigi Moio, bisogna conoscere la sua storia, la sua filosofia e la sua quasi maniacale ricerca della perfezione. Per chi non lo avesse letto consiglio l’articolo che il collega Antonio Di Spirito gli ha dedicato: http://www.lavinium.com/personaggi/di_spirito_luigi_moio_e _il_suo_chateau_quintodecimo_2013.shtml Detto questo, qualche perplessità sull’approccio di Moio io ce l’ho, a partire dai prezzi dei vini. Mi rendo conto che l’idea di fare grandi vini da grandi parcelle possa spingere a far lievitare i prezzi degli stessi, ma onestamente non riesco a vedere seguendo quale logica, anche solo dal punto di vista commerciale. A meno che lo stesso professore abbia, come purtroppo ormai molti fanno, puntato esclusivamente a vendere il suo vino all’estero. Sì, perché sappiamo bene quanto vini arcinoti come il Barolo e il Brunello, giusto per citarne due conosciuti da tutti, fatichino ad uscire dalle cantine per andare ad ornare le tavole degli italiani, ma trovino ancor buoni sbocchi negli States e nei Paesi emergenti. Piuttosto che fare un Taurasi da 120 euro o più, non dovrebbe essere obiettivo primario farlo conoscere, apprezzare (e bere) a più persone possibili? Certamente nei ristoranti italiani, il Vigna Quintodecimo Riserva, sarà proposto a oltre 200 euro, in quelli stellati magari a 300. Chi lo berrà? Forse un russo, che magari di Mirabella Eclano e della filosofia di Moio non sa assolutamente nulla. Mah… Il Fiano di Avellino Exultet 2010, l’ho bevuto ieri sera in un ristorante di Monte Porzio Catone che sta avendo un discreto (e meritato) successo, Il Monticello, a 38 euro, quindi con un ricarico abbastanza contenuto, visto che in enoteca si aggira sui 30. Detto questo il vino mi è piaciuto, bevuto fresco e non freddo, pena l’emergere eccessivo del legno, un vino dai profumi intensi e decisi, che ha velocemente avviluppato i miei sensi, passando per note di miele, tiglio, biancospino, nocciola, finocchietto selvatico e fior d’arancio. La bocca esprimeva passo passo le stesse sensazioni, mostrando un corpo pieno e sapido, aromaticamente ricco e profondo, ben sostenuto dall’acidità, persistente, con finale quasi minerale. Una bella prova, a testimonianza che la qualità c’è tutta. Quattro chiocciole alte.

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