Faro 2008

bonfar08Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: BONAVITA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


No, dubbi non ne ho mai avuti, sin dalla prima annata, la 2006, dalla quale rimasi davvero folgorato tanto il vino era sorprendente, buono, solare, quasi allegro. Se non fosse stato alla sua prima uscita avrebbe meritato le cinque chiocciole senza ma e senza sé, ma era giusto aspettare, vedere se si trattava di un vino “fortunato” o in casa Scarfone sapevano davvero il fatto loro. La 2007 si è rivelata appena meno convincente, vittima di una stagione difficile e molto calda, ma confermava già che l’azienda lavora bene e ha trovato la giusta interpretazione di questo piccolo territorio sul promontorio che domina la punta nordorientale della Sicilia, in Faro Superiore. Però, quando circa un mese fa ho avuto modo di degustare la versione 2008 in anteprima, in compagnia di Barbara Brandoli ed Elena Conti, la prima agganciata al mondo del vino per una passione viscerale e ormai inarrestabile, la seconda produttrice di talento in quel di Boca, ho esultato: ci siamo! Mi sono detto, siamo di fronte all’annata che consacra in modo inequivocabile questa piccola ma straordinaria azienda fra le migliori dell’intera regione e non solo. Sapevo che sarebbe accaduto, conosco Giovanni e suo padre Carmelo, ho visto le vigne, ho respirato l’aria salmastra e i profumi delle erbe mediterranee, ho osservato le piante, i nerelli e il nocera, c’era l’atmosfera giusta, la percezione di una grande potenzialità che aveva già dato i suoi frutti nel 2006 e che oggi, con le viti ancora più adulte e grazie ad un’annata praticamente ideale, spazza via qualsiasi incertezza. Tutto appare cristallino, il profumo seduce, è carezzevole, si gioca con le rose, le cerase, il fico rosso, il mandarancio, il cardamomo, l’incenso, il ginepro, il rosmarino, lo iodio e potrei andare avanti a lungo perché il vino si racconta poco a poco, come accade solo con i grandi. La bocca ritrova, anzi migliora quell’equilibrio espressivo già inteso con la 2006, c’è eleganza e armonia, il sorriso è inevitabile, mandi giù un sorso e stai bene, è come se ti mettesse in pace con il mondo, ti fa dimenticare il caldo afoso estivo, cancella la spossatezza accumulata da quest’afa che non ha nessuna voglia di diminuire; che tannino superbo, maturo e perfettamente integrato, e questo richiamo agrumato che fa pensare alle arance rosse siciliane, quelle piene di succo con cui fare la granita. E l’alcol sembra nascondersi dietro a questa polpa fine, prolungata e fresca, viva, gioiosa, un vero piacere per i sensi. Segnatevi quest’azienda nel vostro taccuino o dove preferite ma non lasciatevi scappare questo vino, sarebbe un imperdonabile errore. Ah, una piccola nota a margine: l’etichetta ha subito un leggero restyling, il nome dell’azienda e quello del vino hanno invertito la posizione. Qualcuno, ignaro delle reali motivazioni di questo cambiamento, potrebbe pensare che è scattata una molla narcisistica da parte dell’azienda, che ha voluto dare maggiore risalto al proprio nome. In realtà le cose sono un po’ diverse, Faro è una denominazione ancora quasi sconosciuta, tanto che l’unico produttore che ha superato con successo i confini regionali e nazionali è Salvatore Geraci, e il suo Faro è ricordato soprattutto come Palari, ovvero il nome dell’azienda. E’ quindi del tutto normale che Bonavita persegua una propria strada per farsi conoscere, a partire dall’etichetta, elemento primario per la riconoscibilità di un vino.

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