Faro 2007

faro_bonavitaDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2009


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: BONAVITA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Esattamente un anno dopo, eccoci con il Faro 2007, che potevo presentarvi già prima dell’estate, ma sarebbe stato assolutamente ingiusto nei suoi confronti, poiché era ancora “in divenire”. Ora, con i primi freddi di ottobre (e che freddi! Ieri notte qui segnava 5 gradi…), sono certo di potervi raccontare molto meglio le caratteristiche di questo figliolo, frutto della passione, dell’impegno e della fatica di Giovanni Scarfone e di suo padre Carmelo. Rispetto all’anno passato c’è un valore aggiunto, non di poco conto, ovvero la mia visita in azienda, che mi ha permesso di respirare l’aria di quei luoghi, di osservarne i colori, percepire i profumi del mare che circonda il piccolo promontorio di fronte allo stretto di Messina, dei fichi, di quella vegetazione che fa da contorno ai vigneti, di camminare tra i filari di nerello mascalese, nerello cappuccio e nocera, le tre varietà che compongo il Faro, di sentire la consistenza della terra, il suo odore, di fotografare la fierezza di Giovanni, tutti elementi che servono, eccome se servono, a capire più a fondo il vino che si va a degustare. Un vino che mi aveva colpito già l’anno passato, quando ancora non avevo avuto modo di incontrare Giovanni, ma con il quale avevo scambiato un piacevole e chiarificatore “carteggio”, che già mi aveva permesso di intuire la sua semplicità e naturalezza. Si badi bene, tutto questo non condiziona il mio giudizio sul vino, ma mi offre una visione più ampia e completa del mondo esteriore ed interiore della famiglia che lo produce. Com’è andata l’annata 2007 rispetto alla precedente? Certamente molto più calda e meno piovosa, estate torrida, con temperature che in alcuni periodi hanno toccato i 45°, e quando avviene un fenomeno del genere, le piante rischiano molto, la copertura fogliare è indispensabile a salvaguardare i grappoli, ma anche le radici possono soffrire, soprattutto se appartengono a viti giovani. Anche i polifenoli faticano a maturare, mentre gli zuccheri salgono fortemente e, se la notte la temperatura non scende a sufficienza, anche l’acidità stenta a raggiungere i livelli ottimali. Per fortuna a settembre, nonostante l’assenza di piogge, l’escursione termica c’è stata e le centinaia di sostanze che si trovano all’interno degli acini hanno trovato un loro equilibrio, permettendo ai primi di ottobre di effettuare la raccolta, con un anticipo di quasi due settimane sulla vendemmia 2006. Questo spiega perché la gradazione è passata da 12,5° a 14°, non per un cambiamento di filosofia di Giovanni, ma per le condizioni climatiche diverse. Elementi che nel vino possiamo ritrovare molto bene, tanto che confrontandolo con la 2006, si ha l’impressione che quest’ultima sia un po’ diluita (le piogge di settembre hanno fatto la loro parte), ma in realtà è solo un effetto della diversa concentrazione di sostanze. Il colore è praticamente identico, non riesco a notare differenze se non in una presenza del granato ai bordi leggermente più evidente nel 2006. Ma concentriamoci sulla nuova annata, che mostra un bouquet che lo rende comunque riconoscibile sebbene con alcuni tratti che lo distinguono: si parte subito con i frutti di bosco, intensi e appena maturi, ciliegia in primis, ma anche amarena e visciola, poi non tarda a farsi sentire la macchia mediterranea, note salmastre, rintocchi di ginepro e pepe, mentre la componente selvatica che avevo percepito nel 2006 qui è quasi assente, almeno in questa fase. In bocca la differenza è più evidente, prima di tutto nella percezione alcolica, decisa sebbene sufficientemente integrata, la struttura è più salda, per certi aspetti si concede meno, consapevole di poter offrire una lunga evoluzione, la freschezza si rivela giusta, è molto piacevole la sensazione di liquirizia e pepe che emerge non appena si deglutisce. Bel vino, figlio dell’annata, che rivela lo stile “puro” del suo artefice, al quale non si può non dare atto di saper ben interpretare, nonostante la sua giovane età, quanto madre natura gli ha messo a disposizione.

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