Etna Bianco Bianco di Caselle 2004

biancodicaselleDegustatore: Alessandro Franceschini
Valutazione: @@@
Data degustazione: 01/2006


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: carricante
Titolo alcolometrico: 12 %
Produttore: BENANTI – Azienda Vinicola Benanti
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Vino spiazzante, per svariati motivi: nell’immaginario collettivo, non solo di normali consumatori ed appassionati di vino, quale poi siamo, ma anche nei pensieri e nella penna di molti professionisti del settore enogastronomico, un vino bianco siciliano richiama alla memoria vini carichi, già dal colore, anche in gioventù, pieni, profumati a volte oltremisura, generosi nella componente alcolica e glicerica, magari a scapito della facilità e prontezza di beva. Certo, dipende dal vitigno, dal metodo di allevamento, dal terroir e, ultimo ma non ultimo, dal produttore e dalla sua filosofia o esigenza commerciale, ma trovarsi di fronte a questo carricante dell’Etna, è sorprendente, sia che si conosca in anticipo l’etichetta, sia che lo si degusti “alla cieca”, quanto meno se non si è dichiaratamente e realmente profondi conoscitori di quei vini che provengono dalle pendici del vulcano siciliano. Giallo paglierino scarico, con riflessi ancora verdognoli. Profumi che non si concedono immediatamente quanto ad intensità e neanche di semplice decifrazione nei loro riconoscimenti, almeno su due piedi: grande mineralità, anice, menta, biancospino, limone e solo in sottofondo, non certo a farla da padrone, i frutti bianchi, non maturi, di mela verde in particolare. La persistenza in bocca è discreta e le componenti dure, acidità e sapidità, ben presenti e preponderanti, sono comunque ben calibrate ed agevolano una beva, già ora notevole, ma che pensiamo potrà migliorare tra qualche anno. Benanti, l’azienda produttrice di questo vino, e, tra i bianchi, di un altro carricante, il Pietramarina, di profilo superiore, ma soprattutto di longevità e prospettive da grande vino bianco di razza, aspetto quest’ultimo da non sottovalutare in Italia, che certo non si distingue per vini bianchi che sappiano durare ed evolversi a lungo, è, se vogliamo, un’azienda “estrema” sotto molti punti di vista: già solo l’altitudine a cui vengono allevate (ad alberello) le viti di carricante, tra i 900 e i 1000 metri, la dice lunga su un terroir, quello etneo, che con i sui terreni sabbiosi e ricchi di minerali, i suoi vitigni autoctoni (il carricante appunto, ma anche, tra i vini rossi, il nerello mascalese ed il nerello cappuccio), i suoi sbalzi termici tra il giorno e la notte, è ancora tutto da scoprire, almeno dal punto di vista enoico, da parte del grande pubblico.

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