Dolcetto di Dogliani Vigna del Pilone 1998

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 09/2006


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: SAN ROMANO – Azienda Agricola San Romano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Reduce da un’esperienza degustativa non proprio esaltante di Dolcetti provenienti da ben sette denominazioni diverse, ho sentito il desiderio, spinto da malsana curiosità e dal fatto di aver assaggiato venerdì pomeriggio un interessante Dolcetto di Dogliani Superiore 1998 della Tenuta di Costa Prà, di tirar fuori dalla mia cantina questo Vigna del Pilone, stessa annata, prodotto dall’allora proprietario dell’azienda San Romano, Bruno Chionetti, passata di recente all’imprenditore Giulio Napoli ma da sempre con il contributo enologico di Beppe Caviola. Diciamo subito che questo Dolcetto rientra nella categoria dei vini di nuova generazione (nuova negli anni ’90, ovviamente), ricchi di colore, molto concentrati e con grande frutto maturo. Se mi soffermo a leggere la gradazione alcolica, noto che è dichiarata 13,5%, e posso ipotizzare anche qualcosa in più. Questa quantità di alcol, che nel ’98 poteva sembrare elevata per un Dolcetto di Dogliani, oggi appare quasi modesta, visto che la maggior marte ha ormai raggiunto e superato i 14%. Vuoi per l’abbassamento delle rese in vigna, vuoi per le annate sempre più calde e con minori periodi di escursione termica tra giorno e notte, la media si è ancora alzata, rendendo questi Dolcetti fin troppo impegnativi. Per questo motivo, mi trovo di fronte ad un vino che, se allora poteva impressionarmi, oggi mi appare quasi “normale”. E dico quasi perché, comunque, le sue caratteristiche rimangono quelle di un prodotto che vuole avere una marcia superiore, marcia che quando uscì nelle guide di 6 anni fa, gli consentì punteggi davvero alti e molto rari per questa tipologia. Il colore è ancora rubino cupo, con appena leggeri cedimenti granati all’unghia; al naso è dominato dalla prugna in confettura, mentre le caratteristiche note di ciliegia e lampone sono qui ormai assenti. E’ invece il cacao, il balsamico e lo speziato a dare un’impronta ben precisa a questo rosso di Dogliani. Al palato evidenzia una struttura non indifferente, grande rotondità e una forza alcolica un po’ scomposta, c’è sapidità abbondante mentre la freschezza è piuttosto sotto tono. L’impressione generale è di un vino un po’ monolitico, anche se dimostra di aver retto più che bene nel tempo, sensazione confermata da alcune note terziarie emerse in questa fase, che ricordano il cuoio e il catrame. Certamente non un Dolcetto classico, di quelli da tenere sempre pronti per servirli in buona compagnia in cene informali, anche perché già allora, quando uscì, aveva un prezzo tutt’altro che modesto, intorno alle 16.000 lire.

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