Dolcetto di Dogliani Superiore San Fereolo 2004

Degustatore: Barbara Brandoli Valutazione: @@@
Data degustazione: 05/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: SAN FEREOLO – Azienda Agricola San Fereolo
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Vivere ogni cosa è vivere le domande ora. “Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l’umanità femminile. Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore, che ora è piena d’errore, la muterà dal fondo, la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina. E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.” Rainer Maria Rilke Nella pace della sera, davanti ad un cielo stellato, leggo le poesie di Rilke degustando un calice di Dolcetto di Dogliani San Fereolo 2004. Cosa c’è di più affascinante della parola che si fa anima e cuore, cos’ è ancora in grado di scuoterci e portarci in un altro luogo dove un’altra vita è possibile? L’anima dell’uomo la si può leggere in diversi modi, l’espressione dell’amore che custodisce può rimanere nascosta e prigioniera oppure può trovare diversi canali d’espressione. Rilke li definisce espressione dell’Arte e, fra le tante arti, io annovero anche l’alchimia di trasformare l’uva in vino. E’ la natura a scandire il tempo a San Fereolo, il clima, il terreno e il bisogno di cura dei vecchi tralci di vite che alzano i rami al cielo nel perpetuo richiamo di luce, di calore, d’amore. Un’attenzione che Nicoletta Bocca restituisce attraverso il rispetto della terra e della coltivazione, la scelta biodinamica va in quella direzione. La sua presenza costante in vigna e in cantina per seguire tutto il ciclo produttivo è frutto di un dialogo continuo, un’attenzione e un’amore verso la natura che genera e rigenera, che stanca e ritempra senza deludere mai. Il mio calice serale è di un colore rosso scarlatto, fitto, profondo e impenetrabile. Il San Fereolo è un vino che ti sfida, è un uomo sicuro di sé con una forte personalità che sa sorprenderti regalandoti un bouquet di rose rosse alle quali non ha tolto la terra dal gambo. E’ un contadino nobile nell’anima e nei gesti. La frutta rossa matura è ben percettibile al naso e in bocca, una leggera speziatura di pepe, cuoio e foglie di castagno, sentori che giocano con l’alcool decisamente presente (è nella versione Superiore) risultando però perfettamente integrati tra loro; un calice elegante e potente nello stesso tempo. I tannini sono ben presenti ma setosi al palato, quasi a voler addolcire la potenza di questo Dolcetto che bevuto il giorno dopo l’apertura è sorprendentemente più buono. L’intuizione che ne deriva è di grande potenzialità d’invecchiamento pur essendo un vino che soddisfa e gratifica anche nell’immediato. “E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo” dove la fatica della preparazione non comprende solo il lavoro in vigna e in cantina ma un’idea di vino capace di trasmettere questi stessi valori che passano inevitabilmente attraverso l’uomo. Allora fare il vino non sarà una fatica vana, non servirà solo a soddisfare i nostri sensi ma potrà diventare aiuto reciproco, collaborazione, sostegno, amicizia e perché no, amore.

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