Dolcetto di Dogliani Superiore 1593 1997

Degustatore: laVINIum Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2002


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: SAN FEREOLO – Azienda Agricola San Fereolo
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Quante volte ancora oggi capita di sentir dire “Ma il Dolcetto è un vino dolce?”. La lingua italiana a volte gioca brutti scherzi, ma perché allora chiamarlo Dolcetto?, semplicemente perché l’uva omonima da cui deriva sembra particolarmente zuccherina a chi l’assaggia, ma si tratta di un’impressione dovuta al livello di acidità piuttosto moderato. Tant’è che spesso è utilizzata anche come uva da tavola. Per molti anni il Dolcetto è stato compagno quotidiano della tavola piemontese, grazie alla sua facilità di beva, alla moderata alcolicità e alla fragranza di frutto. Bisogna però dire che nell’ultimo decennio i vignaioli hanno lavorato molto per rendere questo vino più corposo, strutturato e capace di buon invecchiamento. E il Dolcetto di Dogliani Superiore di San Fereolo fa parte proprio di questa categoria. Ci troviamo di fronte ad un prodotto che non si accontenta più di accompagnare cibi leggeri, ma pretende piatti importanti e saporiti. Vediamo le sue caratteristiche: si presenta limpido, luminoso, con un colore ancora giovanissimo e intenso, rubino con ricordi violacei, concentrato e quasi impenetrabile; si comprende la sua ricchezza alcolica e glicerica dal formarsi di archetti compatti che dànno luogo a lacrime ampie e tanto grasse da sembrare sul punto di sfiorarsi; il profumo è intenso e di ottima persistenza, con note che ricordano ancora la marasca, ma virano decisamente verso la ciliegia nera in confettura, la mora, avvolte in un piacevole speziato di pepe, liquirizia e tabacco. Una leggera percezione di note animali e cuoio chiudono l’interessante bouquet. L’assaggio conferma (per chi avesse ancora qualche dubbio) che il vino è decisamente secco, caldo, con leggeri picchi alcolici che stimolano il palato, corpo ben strutturato e saldo, tannini decisi, ancora piuttosto aggressivi ed un’acidità sorprendentemente in buona evidenza, la salivazione arriva copiosa appena i tannini si placano, c’è anche una bella nota sapida. Il frutto si ripresenta ricco ed equilibra la parte “dura” del vino; le ottime doti di persistenza lasciano nel finale una piacevole nota ammandorlata e di liquirizia. Niente antipasti per questo Dolcetto, li stroncherebbe, qui ci vogliono delle saporite pappardelle alla scottiglia di cinghiale, tagliatelle al sugo d’anatra (aggiungeteci funghi e piselli), piccione al forno, spezzatino di manzo e, perché no, un bel brasato. Provatelo anche con formaggi a pasta dura bel stagionati. Va servito a 18° in calici per vini rossi di corpo. Ah, dimenticavo di dirvi che il “1593” sull’etichetta sta ad indicare la data del primo documento in cui si menziona il vitigno Dolcetto, si tratta di un’ordinanza che prevede il divieto di raccogliere le uve prima del giorno di San Matteo.

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