Dolcetto di Diano d’Alba Garabei 2007

Degustatore: Roberto Giuliani    Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2017


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: ABRIGO GIOVANNI – Azienda Agricola Abrigo Giovanni
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Ci sono vini sui quali non è raro che si creino differenze d’opinione fra gli addetti ai lavori, il Dolcetto è sicuramente uno di questi. C’è da dire però che non sono molti coloro che vantano un’assidua frequentazione di questa tipologia di vino, tanto vasta quanto eterogenea. Del resto i tentativi di promuovere un vino il cui vitigno è spalmato su una dozzina di denominazioni è impresa davvero ardua; ci hanno provato in passato, qualcuno ricorderà Dolcetto&Dolcetto una decina d’anni fa, una bella manifestazione che metteva a confronto una buona parte di quelle denominazioni, ma l’evento non ha avuto il successo sperato e non è stato più ripetuto. Altre kermesse sul Dolcetto sono state proposte da singole realtà, come Dogliani, Ovada e Diano, ma comunque il Dolcetto continua a fare fatica a farsi apprezzare, nonostante i prezzi, salvo alcuni casi, siano piuttosto abbordabili. Mi riferisco ovviamente al Bel Paese, perché più produttori mi hanno riferito che ci sono Paesi esteri dove invece sta andando molto bene. Certamente una delle ragioni per cui “non tira” è che ancora oggi sono troppi a credere che sia un vino di pronta beva, di basso profilo, senza complessità né potenzialità d’invecchiamento. Errore. Certo, non tutti i Dolcetto sono in grado di percorrere un lungo cammino, ma quando si hanno fra le mani gioielli come questo, crollano tutti i luoghi comuni. Personalmente ho avuto la fortuna di degustarne a dozzine con un decennio sulle spalle e anche più (fino a vent’anni), quasi in tutti i casi mi sono trovato di fronte a vini sorprendenti, con una tenuta e una qualità evolutiva superiore a qualsiasi previsione, soprattutto nell’areale di Diano, Alba, Dogliani, Rodello, qualcosa anche ad Ovada. Quindi, chi lo vuole rigorosamente giovane, faccia pure, ma io vi consiglio di dare la caccia a vecchie bottiglie, soprattutto se le trovate nelle cantine aziendali come questa… La prima cosa che noti è il colore, ancora rubino, non c’è più il riflesso violaceo ma la tenuta di colore è davvero notevole; il profumo che emana non dà segni di terziarizzazione spinta, al contrario si sente ancora un bel frutto, ciliegia sotto spirito in primis, poi sfumature speziate che vanno verso il ginepro e il tabacco, con punte di liquirizia. Al palato rivela una freschezza inaspettata, tenendo conto che il dolcetto non è un vitigno di spiccata acidità, dopo un decennio il timore è che sia un po’ seduto, invece niente affatto, è ancora bello pimpante, con un bel frutto rotondo e una sapidità profonda, finale davvero lungo con bei rimandi speziati di cannella e liquirizia dolce.

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