Dolcetto d’Alba Vigna Costa 2001

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 09/2003


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: AMERIO – Azienda Agricola Amerio Mario cascina Serra Cà Nova
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Rigorosamente passato in acciaio (8 mesi), questo Dolcetto conserva perfettamente i caratteri tipici del vitigno, senza strizzare l’occhio a tecniche ormai frequenti che mirano a dare potenza, struttura e ormoni ad un vino le cui caratteristiche sono da sempre quelle di grande serbevolezza e facilità di abbinamento ai tipici piatti regionali del pasto quotidiano. Non è nostro interesse fare polemica, ma in Piemonte esistono già grandi vini rossi, opulenti, alcolici, sicuramente adatti per una cucina raffinata e importante, vini nati da uve nebbiolo, uve il cui dna è inimitabile e giustifica certe caratteristiche. Stiamo già assistendo ad una “conversione” della Barbera, in parte forse più giustificata, ma per il Dolcetto non siamo d’accordo. Cosa rimarrà ai comuni mortali, a prezzi normali, da poter mettere al centro della tavola con piatti garbati? La rara Freisa d’Asti e di Chieri, il Grignolino o la Bonarda Piemontese. E il Dolcetto, con le sue note di frutta fresca, quei tenui profumi floreali, quella semplice energia e vitalità che lo rendono così piacevole e digeribile? Perché rinunciarci? Già, la digeribilità. Chissà perché nei vini non è considerata un importante elemento di valutazione. Eppure è fondamentale. Basti pensare a quanti vini grassi e opulenti, iperalcolici, dopo neanche un bicchiere, finiscono col diventare pesanti e stucchevoli. Per fortuna ci sono ancora produttori che credono nel rispetto delle tradizioni (quando sono giuste) e ci donano vini come questo, il Dolcetto d’Alba Vigna Costa, dall’aspetto limpido e luminoso, di colore rubino con riflessi purpurei e buona concentrazione. Al naso è inizialmente restio, bisognoso di ossigenazione, ma col passare dei secondi si apre al degustatore, proponendo note di frutta rossa e bacche, ciliegia, amarena e mora, per poi virare verso rabarbaro e spezie, quali ginepro e pepe, fino a ricordi di ginger. L’impatto gustativo è di grande piacevolezza, buon corpo, tannini fini e bella acidità; una vena delicatamente amarognola fa da apripista al frutto fresco e avvolgente. Buono il finale, che ripropone fedelmente le sfumature colte all’olfattiva. Servitelo a 16° in calici di media ampiezza con insalata di carne cruda all’albese, tagliolini saltati con filetti di pollo e salsa di soia, spaghetti alla chitarra al sugo di agnello, cappone ripieno, spezzatino di vitello, pollo arrosto, bollito alla piemontese.

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