Collio Bianco Riserva 2003

Degustatore: Alessandro Franceschini Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2006


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: sauvignon, chardonnay, ribolla gialla, malvasia, picolit, verduzzo, pinot bianco
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: PARASCHOS EVANGELOS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


All’interno della scuderia dei “Vini Veri”, capitanata da Teobaldo Cappellano, troviamo tra i produttori che appartengono a questo agguerrito gruppo di vignaioli, anche Evangelos Paraschos: siamo a San Floriano, nel cuore del Collio, in provincia di Gorizia, e la scelta è stata quella della filosofia biodinamica. Niente concimi chimici in vigna, così come niente diserbanti e pochissimi interventi antiparassitari. In cantina: macerazione sulle bucce anche per le uve bianche, in tini aperti, senza aggiunta di lieviti selezionati, adittivi o conservanti. Per finire nessun filtraggio, chiarifica o stabilizzazione e, ovviamente, niente anidride solforosa. Dai cinque ettari vitati dell’azienda nascono quattro vini, tra i quali questo Collio Bianco Riserva, 4000 bottiglie l’anno circa, che, come potete vedere poco sopra, nasce dall’unione di svariati vitigni a bacca bianca. Ambra il colore, ottima l’intensità olfattiva sin dai primi istanti: agrumi (mandarino e buccia di arancia), note mielose e biscottate insieme si fondono con quelle di frutta matura di albicocche e pesche, ma anche di frutta tropicale. Note di caramello, infine, e vaniglia a chiudere uno spettro olfattivo intrigante. Percepibili, ma comunque secondarie, le note ossidate. Intensità e un bel corredo di profumi, indubbiamente, non mancano, anche se una certa monotematicità, che si accentua con l’innalzarsi della temperatura, che comunque ne agevola la comprensione, lo rendono alla fine quasi “faticoso” e “stancante”. In bocca sfodera un equilibrio invidiabile: duro, ma non sferzante nella sua vena acida, di ottima morbidezza, ma non stucchevolmente avvolgente. Vino, così come gli altri friulani che aderiscono a questa filosofia, da provare, cercando, magari, anche la sfida con il piatto giusto, non semplice da abbinargli. Mi sorge, dal mio personale e, quindi, discutibile punto di vista, però un interrogativo: questa tecnica della macerazione sulle bucce per i vini bianchi, biodinamici o meno che siano, non rischia di rendere quasi omologante lo spettro olfattivo, indipendentemente dalla uve di partenza e dal terroir di origine?

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