Colline Lucchesi Rosso Palistorti di Valgiano 2011

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2016


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: sangiovese 70%, merlot 20%, syrah 10%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: VALGIANO – Tenuta di Valgiano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Ho conosciuto Moreno Petrini e Saverio Petrilli una dozzina di anni fa, in occasione dell’Anteprima Vini della Costa Toscana, fu un’esperienza interessante, già da tempo in azienda lavoravano in biodinamico, seguendo con attenzione tutte le regole elaborate dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner, dalle fasi lunari al corno-letame: “Le corna di mucca vengono riempite di letame, sotterrate un giorno di autunno e levate sei mesi dopo in primavera. Il letame contenuto nel corno si è trasformato in “500”: una potente sostanza simile all’humus; questo composto viene mescolato all’acqua -usando una tecnica ben precisa- ed utilizzata come attivatore della fertilità del terreno, è una delle tante pratiche che fanno parte del sistema biodinamico che usiamo a Valgiano”. Osservai le piante rigogliose, con le foglie di un verde intenso e dal tessuto spesso e “croccante”, un segno inequivocabile dell’ottima salute della vegetazione. Sono passati molti anni da allora, ma i metodi sono quelli, magari perfezionati, ma testimoniano un approccio che è poi uno stile di vita, il più possibile rispettoso dell’ambiente. Il Palistorti è considerato il secondo vino, dopo il Tenuta di Valgiano, infatti è ottenuto in parte dalle uve dei vigneti giovani e in parte da quelle di seconda scelta dei vigneti più vecchi. Le tecniche di vinificazione sono le stesse, il 40% matura in vasche di cemento vetrificato e il 60% in barriques di rovere francese per 12 mesi. Questa è una scelta aziendale, ma giudicare questo vino subalterno all’altro sarebbe inappropriato e neanche corretto, poiché anch’esso ha una propria personalità e un proprio “respiro”, a seconda delle annate può trarre vantaggio proprio da una scelta di uve meno spinta ed esprimere un linguaggio perfetto per il suo destino ultimo, quello di essere goduto a tavola. E’ questa la sensazione che ho avuto degustando la versione 2011, il cui colore concentrato e profondo, rubino netto, testimonia comunque una materia non indifferente. Ha un ventaglio di profumi intenso e variegato, con il frutto che si fonde magnificamente alle spezie, non si fatica a percepire la grande energia che restituirà al palato. Piacevoli note di ciliegia matura, prugna e ribes nero si alternano a humus, pepe, cacao, liquirizia, tabacco e leggera cannella. In bocca esprime un grande equilibrio, il tannino è perfetto, fine e ben integrato, il legno rivela la sua presenza in una leggera balsamicità, ma è la speziatura che riveste il frutto a dare grandi emozioni. Un vino che ha ancora molto da dire, ma è irresistibile già ora: imbandite la tavola, stappatelo e servitelo con i matuffi (piatto tipico a base di polenta morbida con funghi, formaggio e sugo di carne), oppure i classici tordelli (tortelli abbastanza grossi e ripieni di carne di manzo, maiale e pane ammorbidito in brodo), non dovreste avere problemi neanche con l’agnello pasquale, buon appetito!

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