Cirò Rosso Classico Superiore Aris 2012

20160118145249_aris_2012Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2016


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: gaglioppo
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: SERGIO ARCURI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Nell’ultimo decennio la denominazione Cirò ha subito una ventata di energia innovativa, si sono affacciati volti nuovi (sebbene alcuni con una lunga tradizione alle spalle) che in qualche modo hanno fatto da argine ad alcune derive che questa storica zona vitivinicola ha intrapreso sul finire del decennio scorso, prima fra tutte la modifica al disciplinare, che da sempre aveva indicato il gaglioppo come unico vitigno rappresentativo del Cirò, consentendo l’introduzione di un 20% di altre uve autorizzate, mettendo un limite massimo del 10% per barbera, merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc e sangiovese. Un cambiamento figlio di una visione più commerciale del prodotto, orientata principalmente al mercato estero, ma anche segno di una scarsa fiducia nel vitigno a bacca rossa più rappresentativo della denominazione, ma potremmo dire dell’intera regione. Alcuni di questi produttori, come Francesco Maria De Franco, Francesco Scilanga, Cataldo Calabretta e Sergio Arcuri (ma ce ne sono altri non meno importanti). Ciascuno di essi ha lavorato sodo per proporre un Cirò, ottenuto da gaglioppo in purezza, che rappresentasse al meglio la tradizione, il territorio, la cultura di questi luoghi, mantenendo una loro assoluta indipendenza espressiva ma con una visione del vino comune, senza compromessi. L’Aris è sicuramente uno degli esempi fulgidi di cosa sia in grado di regalarci questo vitigno proveniente con tutta probabilità dalla Grecia e geneticamente vicino al frappato ragusano. La versione 2012 è semplicemente superba, a mio avviso anche superiore all’eccellente 2011, il suo profilo olfattivo è quasi dolce, gentile, giocato fra deliziose note floreali e una coinvolgente giostra di frutti e spezie fini, lascio a voi il divertimento di scoprirli quando lo assaggerete, ma vi assicuro che non ne rimarrete delusi. Portato alle labbra si coglie una purezza espressiva quasi commovente, il tannino giovane ma dalla tessitura pregevole lascia traccia di sé per un beve instante, cedendo subito il passo ad una generosa e succosa ciliegia, al gelso, ad una prugna ancora fresca e gustosa, per poi entrare nell’humus, nel sottobosco, in una progressione lenta e quasi interminabile. Bellissimo vino, che meriterebbe di essere atteso ancora per almeno un paio d’anni, quando raggiungerà vertici davvero altissimi di complessità e profondità. Ma intanto godiamocelo così, con quella carica che solo un bel cinghiale all’Aspromonte (magari guarnito con melanzane grigliate piuttosto che con i peperoni) può contenere.

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