Chianti Poggio Felice 2005

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: N/A
Data degustazione: 12/2006


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese, canaiolo e altro
Titolo alcolometrico: 12 %
Produttore: SORELLI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: fino a 5,00 euro


Il supermercato si chiama Tuodì, uno di quelli dove trovi prodotti simili a quelli pubblicizzati ma a costi ovviamente inferiori. Ci troviamo di fronte ad un Chianti Docg, non “Classico”, ovvero facente parte di quella troppo ampia zona che comprende parte delle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Prato e Siena. Nella denominazione sono coinvolte ben sette sottozone: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rùfina. Qui, al contrario che per il Chianti Classico, è ancora possibile ottenere questo vino secondo la tradizione del Barone Ricasoli, che vedeva insieme a sangiovese e canaiolo nero, il contributo di una piccola percentuale di trebbiano toscano e malvasia del Chianti. E fin qui siamo alle informazioni generali. Se, invece, scendiamo nel particolare, non siamo ad esempio in grado di sapere con precisione qual’è l’uvaggio del Poggio Felice. Tutto qui? No. Provate a capire chi è il produttore dall’etichetta, l’unico dato che potete leggere è “Imbottigliato da SO.VI.SO. S.p.A. Figline Valdarno – Italia”. Quindi questo Chianti non è imbottigliato all’origine, cioè dall’azienda che lo vinifica. Ma SO.VI.SO. S.p.A. chi è e chi produce questo vino? Vediamo se la rete ci viene in aiuto: intanto scopriamo che il vino fa parte della vasta gamma dei prodotti della ditta Sorelli, una di quelle specialtizzate nella grossa distribuzione, non a caso è assai frequente trovarla nei supermercati. Ma a questo link scopriamo anche che la SO.VI.SO. nel 2000 era una S.n.c. e che è presente solo nella versione Chianti, mentre il Chianti Classico è a firma Sorelli ed è imbottigliato “nella zona di produzione” da un’altra società. A mio avviso in etichetta dovrebbe essere obbligatorio mettere il nome dell’azienda produttrice (ma nel disciplinare, inspiegabilmente, non è specificato); si evince che la SO.VI.SO. non è solo la società che imbottiglia, ma anche che produce il Poggio Felice. Se così è SO.VI.SO. e Sorelli coincidono (infatti il comune è lo stesso); allora sorgono due domande: perché è specificato solo “Imbottigliato” e non “Prodotto e imbottigliato”? E perché non compaiono né il marchio né il nome della ditta Sorelli, come per il Chianto Classico? Sarei ben felice di ricevere delucidazioni dai proprietari dell’azienda, i quali hanno operato sicuramente seguendo la normativa vigente, per la quale sarebbe auspicabile una modifica che garantisca ai consumatori una maggiore trasparenza. Volete sapere qual’è il prezzo di questo vino? 1,99 euro. Ebbene, premesso che è un prezzo davvero inspiegabile – e inaccettabile – per una Denominazione di Origine Controllata e Garantita, mi appresto a parlarvene cercando di essere il più imparziale e corretto possibile. Intanto possiamo dire che il tappo è in sughero, di quelli logicamente economici, adatti a vini che non devono durare decenni. Il colore è un rubino medio, limpido e gradevole alla vista; nell’accostarlo al naso devo aspettare un bel po’ prima che qualche profumo si degni di stimolare i miei sensi, ma debbo dire che le note fruttate di amarena e marasca mature che giungono sono di tutto rispetto, non ci sono impurità olfattive. Certamente non c’è molto da cercare, ma si può cogliere qualche sfumatura di pepe e rabarbaro. Al palato è altrettanto facile e corrispondente, il tannino ha un lascito amarognolo e la freschezza non è il suo punto forte, mentre al retrogusto rimangono sensazioni quasi metalliche e non proprio entusiasmanti. Tutto sommato, però, è un vino che può accompagnare un pasto non impegnativo senza dare particolari problemi. Ma il punto cruciale della questione è: da un vino proveniente da una delle più famose aree vinicole del mondo (a Docg) esigo ben altro! Il suo punteggio è di 62 centesimi, pertanto non raggiunge la chiocciola (70 cent).

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