Cesanese del Piglio Torre del Piano 2001

torredelpianoDegustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@

Data degustazione: 04/2003

Tipologia: DOC Rosso

Vitigni: cesanese di Affile

Titolo alcolometrico: 14,5 %

Produttore: CASALE DELLA IORIA – Azienda Agricola

Bottiglia: 750 ml

Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro

“Meglie de chest’ nen ge stà” direbbero al paese di mio padre, un po’ più a sud ma pur sempre in Ciociaria; il Torre del Piano rappresenta senz’altro la migliore interpretazione disponibile sul mercato del vitigno cesanese di Affile. Da una prima lettura superficiale il cesanese sembrerebbe di facile interpretazione: ne spremi i grappoli e ne ottieni un generoso e polputo vino dal gusto di visciola matura; cosicché in Ciociaria sono numerosi coloro che anche tra le mura domestiche si cimentano con le locali uve nell’arte della vinificazione ad uso familiare. I risultati però, malgrado una certa piacevolezza di base, non sono mai esaltanti, mai aldilà del limite che ne permetta la presentazione ad un pubblico più attento e/o specializzato. La pluridecennale ricerca di Paolo Perinelli sul cesanese di Affile e sulle sue potenzialità nell’area del Piglio è ormai a compimento, ed i risultati sono disponibili a tutti sotto forma di ottime bottiglie di questo Cesanese del Piglio Torre del Piano, ottenuto da vigne allevate con amore e severità in Acuto, patria di un mio amico artista, scultore, poeta e musicista e patria anche di Paolo: artista vitivinicoltore. Il Torre del Piano è appunto una vera opera d’arte, nel suo aspetto profondo e concentrato ma cristallino, nel suo colore rubino comunicante piena salute, nel suo olfatto intenso di visciola scura e polposa, sorvolato da inebriante soffio alcolico, accompagnato da spezie dolci e note balsamiche. Ti attendi piena soddisfazione al gusto e la ottieni: la ottieni nella polpa di frutto di cui godi la masticazione, nella struttura corpulenta che temevi scemasse in sensazioni sciroppate e che invece trovi vivida e mai troppo morbida, nella complicanza delle sensazioni speziate, dolci e balsamiche, nel tannino che riconosci bucolico ma perfettamente domo e smussato, nel lungo finale che ti avvolge e ti sorprende con i suoi rimandi gradevolmente aciduli di frutto fresco appena deglutito. Ne berresti a fiumi ma trattieniti, affinché il fragrante cesanese non ti tradisca con i suoi alcolici 14 gradi e mezzo. Godilo piuttosto servendolo in serate conviviali, a 16-18° circa in calici ampi ed alti come gli si confà, assieme a piatti succulenti e saporosi quali le pappardelle al sugo di lepre, la polenta con le spuntature di maiale, la pecora in umido o il capretto al forno con patate e rosmarino… “meglie de chest’ nen ge stà”.

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