Cepparello 1999

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2002


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: ISOLE E OLENA – Antiche Fattorie di Isole e Olena
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Che fine hanno fatto i vini dal colore granato, con unghia scarica o tendente all’aranciato? Cos’è successo ai Sangiovese, ai Barolo, agli Aglianico di un tempo? Qual’è il trucco o l’inganno che consente di ottenere da uve famose per il loro modesto corredo antocianico, una sostanza colorante intensa e profonda, senza portare nel bicchiere anche i tannini amari, le spigolosità e ruvidezze che fino a neanche vent’anni or sono aleggiavano in quasi tutti i vini rossi nazionali? Certo, ci sono le macchine che aiutano, i concentratori, o le addizioni di mosti concentrati, ma da soli non potrebbero bastare a stravolgere completamente un vino, al punto da far fatica a riconoscerlo. Se osserviamo la maggior parte dei disciplinari vinicoli, ancora oggi riscontriamo una produzione di uve consentita per ettaro che raggiunge spesso i 130-140 quintali. Da questo tipo di produzione non nascono certo vini con grandi estratti o colori inchiostrati e impenetrabili. E’ proprio questo il punto, abbiamo finalmente imparato a produrre di meno per ottenere maggiore qualità. E così, se le rese per ettaro si riducono a 80 quintali, o, terreno permettendo, si aumenta la fittezza di piante, fino ai casi estremi di un ceppo ogni 50 centimetri, si ottengono acini ricchi di estratto, di zuccheri, di polpa, di polifenoli e, in cantina, sarà sufficiente un contatto con le fecce di 10-15 giorni per ottenere il massimo colore con il minimo dànno. Si può arrivare a ottenere mezzo chilo d’uva per pianta e, tagliando la parte terminale dei grappoli, acini gonfi di sostanze zuccherine. Ed ecco spuntare vini concentratissimi, carichi, ricchi di alcol e di colore, con estratto che può arrivare a sfiorare i 40 grammi per litro (vedi il Montepulciano Villa Gemma di Masciarelli) e, nonostante tutto, maledettamente buoni. Ovviamente c’è l’altra faccia della medaglia: se il vitigno e il terreno non hanno le doti per offrire simili risultati, ecco che ci troviamo di fronte a vini che sanno di barrique e tostato, spenti già sul nascere, peggiori di quelli di una volta, che almeno avevano dalla loro, una grande dignità e riconoscibilità. Detto questo, passiamo a degustare uno dei più famosi supertuscan da uve sangiovese in purezza. Come potevamo prevedere, eccolo nel bicchiere, limpidissimo (ormai trovare anche un piccolo residuo, una lieve patina sospetta, è praticamente impossibile), il colore è rosso rubino intenso con riflessi porpora, concentrato ma non in modo esasperato, cosa che gli consente un aspetto vivace, da vino giovane; la consistenza è piena, inutile dire che gli archetti che si formano compattissimi e fitti, testimoniano la elevata componente alcolica. Al naso è un po’ chiuso, ma con una buona ossigenazione comincia ad esprimere le sue doti, i profumi sono già ampi e di grande eleganza, il primo impatto è appannaggio del frutto, maturo di visciola e amarena, ma anche mora che si mescola ad una delicatissima nota floreale di viola e rosa rossa. Poi arrivano le sensazioni tostate del legno, qui molto ben dosate, nuances balsamiche di rara finezza e un inizio di speziatura di pepe rosa. In bocca mostra tutta la sua potenza, i tannini si attaccano decisi alle gengive, l’alcol surriscalda le pareti, ma poi arriva il frutto opulento, rotondo, dolce a stemperare la veemenza di questo cavallo di razza, giovane e dominatore. Si rimane incantati a scandire con assoluta corrispondenza, gli aromi precedentemente percepiti, straordinariamente in equilibrio, nonostante l’esuberanza; la persistenza è da grande rosso, lunghissima, interminabile e di grande piacevolezza. Il prezzo non è certo da vino quotidiano (siamo attorno ai 50 euro), ma un sangiovese di questa levatura non ammette critiche. Servitelo a 18° in grandi calici, vanno benissimo quelli da Brunello di Montalcino. Non è certo vino da tutto pasto, è bene prevedere secondi saporiti a base di selvaggina: piccione stufato, stracotto di manzo, castrato al forno, anatra alla creta, spalla di cinghiale in arrosto morto, provatelo con del buon pecorino toscano.

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