Capasonato Rosso

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2015


Tipologia: Vdt Rosso
Vitigni: primitivo
Titolo alcolometrico: 17,5 %
Produttore: PICHIERRI – Vinicola Savese
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Quasi due anni e mezzo fa vi ho raccontato di questo straordinario primitivo della Vinicola Savese, era estate, calda, eppure sono riuscito ad apprezzarlo con tutti i suoi 17,5 gradi di alcol. Riassaggiare una nuova bottiglia alle porte dell’inverno è solo un modo per confermare tutta la sua grandezza. Come ho scritto allora, è necessario considerare il fatto che abbiamo a che fare con un vino oltre confine, estremo, nato nel 2012 come blend di primitivo, proveniente dalle vendemmie ’84 e ’85, maturato in 7 giare di terracotta, dette capasoni, dei Maestri ceramisti di Grottaglie, cittadina del tarantino nota per la produzione di ceramiche. Nel sorseggiare questo vino ci si sente trasportati in un’altra epoca, fare accostamenti con certi Porto vintage o altre tipologie simili è fuorviante, poiché questo vino ha un percorso del tutto diverso, la sua evoluzione nei capasoni, l’assenza di filtrazioni e chiarifiche, gli ormai 30 anni di conservazione in questi contenitori praticamente neutri, fanno sì che il primitivo persegua una propria strada, unica e irripetibile. Ho già raccontato l’infinito susseguirsi di sfumature olfattive, che ha ben pochi confronti tanto è ampia e variagata la sequenza di note espresse. Quello che mi colpisce è l’incredibile tratto caratteriale del primitivo, che qui emerge in tutta la sua bellezza, forse esempio massimo di un vitigno spesso mal compreso, che chiede un tempo davvero lungo per buttare giù qualsiasi muro, ma quando lo fa ti lascia senza fiato, spiazzato e stregato, tanto è il fascino che è in grado di trasmetterti. Nel calice c’è tutto lo scibile, una materia incredibilmente misurata che nasconde benissimo la potenza alcolica, permettendoti di gioire delle infinite sfaccettature espressive. Suggerirebbe un’interpretazione ossidativa di quelle note, ma l’assaggio racconta un’altra storia, o almeno ci parla di un’ossidazione diversa, che non mette a rischio il vino ma, al contrario, ne esalta tutti gli aspetti, lo arricchisce, in un turbinio infinito di emozioni. Un vino così esula da qualsiasi valutazione “classica”, va oltre e guarda lontano, così lontano che si fa fatica a immaginare quando possa arrivare il superamento del valico, della cima, per una discesa che, ne sono certo, sarà comunque lenta e a lungo ricca di fascino.

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