Brunello di Montalcino 1990

Degustatore: Fabio Cimmino Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2007


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: CERBAIONA – Azienda Agricola di Diego Molinari
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


“Everything a Brunello should be, this wine is”. Tutto ciò che un Brunello dovrebbe essere, questo vino lo è: una grande annata, un grande vino, un grande produttore. Ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Diego Molinari in occasione dell’ultimo Winefestival a Merano. Molinari ha, oggi, 75 anni. Tra gli appassionati di vino è conosciuto come “il comandante”: pilota di caccia e poi, per 25 anni, in Alitalia. Quando nel 1976 gli fu prospettata l’opportunità di poter andare in pensione, non ebbe esitazioni e con i soldi della liquidazione acquistò l’attuale podere. Originario del Pavese ma residente a Roma, decise dunque di trasferirsi a Montalcino insieme alla moglie Nora che sin dall’inizio lo ha accompagnato in questa avventura. Poco più di tre ettari di vigna che, nelle annate più generose, producono circa 8000 bottiglie di Brunello. I vigneti si estendono sul versante orientale del territorio ilcinese. In cantina tecnologia al minimo e niente barrique. Tra le vendemmie più interessanti sicuramente questa del 1990 rimane un esemplare memorabile e, forse, ancora insuperato. Il colore è piuttosto scuro ed intenso senza però eccessi caricaturali. Il naso è piacevolmente evoluto con ancora ben nitida la dotazione e la percezione del frutto. Si sprigionano, inizialmente, dal bicchiere profumi di frutta rossa matura: prugna e ciliegia. Naso di notevole persistenza in cui si susseguono, disegnando uno spettro olfattivo sempre più ampio e intrigante, note floreali, speziate, terrose e minerali, di grafite, con qualche lieve cenno animale, di cuoio. Grande carattere per un Brunello che pur decisamente più concentrato della media risulta specchio fedele del particolare e vocatissimo micro-terroir dove nasce. Un’interpretazione grintosa, allo stesso tempo complessa e potente. Anche all’assaggio conferma tutto il suo spessore: il tannino carezza il palato e l’acidità, pur non straripante, ne sostiene l’impianto gustativo. Finale lungo e appagante. Unico appunto la non proprio esaltante tenuta a bottiglia aperta.

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