Barolo Parafada 1990

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2015


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: MASSOLINO – VIGNA RIONDA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Nel territorio che circonda Serralunga, curiosamente vicino nella forma al Madagascar ma solo più schiacciato sul lato occidentale, convivono alcuni fra i più fantastici cru di tutta la Langa. Parafada è indubbiamente uno di questi, anche se ormai sarebbe più corretto chiamarlo “Menzione Geografica Aggiuntiva” (MGA), che in linea di massima coincide con il concetto francese di cru, ma la superficie che occupa può essere superiore, in quanto non comprende solo l’area vitata ma anche l’eventuale presenza di boschi e di terreni destinati ad altre colture; inoltre, in virtù di una viticoltura tradizionalmente plurivarietale, può contenere al suo interno altri vitigni oltre a quello principale. Parafada è situato a nord-ovest del comune di Serralunga, fra i “fratelli” Lazzarito e Gabutti e a nord è sfiorato dal cru Meriame, occupa una superficie vitata di poco superiore ai 6,5 ettari ad un’altitudine che varia dai 260 ai 370 metri slm, quasi totalmente allevato a nebbiolo. La parte di proprietà di Massolino Vigna Rionda si trova più o meno nel mezzo, attorno ai 330 metri, occupa poco più di un ettaro ed è esposta a sud pieno, il terreno ha la caratteristica composizione marnoso-calcarea con presenza di sabbia; l’età media delle viti è di 55 anni e questa 1990 rappresenta la prima annata prodotta. Era anche l’unica bottiglia in mio possesso, così, quando il tappo ha cominciato a crearmi problemi, sbriciolandosi mentre lo stavo estraendo, ho iniziato a sudare freddo e mi sono trattenuto dall’imprecare. Dopo vari tentativi con la massima cautela, sono riuscito a sfilarlo completamente, ma un certo numero di frammenti di sughero è finito al suo interno, pertanto ho dovuto decantarlo usando un filtro di carta neutra perché il normale colino non era in grado di trattenere le minuscole briciole. Insomma, dopo un po’ di equilibrismo, sono riuscito ad ottenere un vino limpido e… in perfette condizioni, grazie a Dio! E sì, ne è valsa la pena, per me degustare la prima annata di Parafada di Massolino è una notevole emozione, anche perché è uno dei Barolo che prediligo da sempre, e questa ’90 testimonia tutta la sua classe. Estrae dal nebbiolo le sue qualità migliori che, come sempre, emergono solo con il passare degli anni, a dispetto di coloro che pensano che si possano accorciare i tempi ed ottenere lo stesso risultato. Debbo dire che la lunga aerazione a cui l’ho sottoposto è stata utilissima, si è ripulito di quella riduzione che qualsiasi vino chiuso in bottiglia per molti anni evidenzia appena versato; ora è uno spasso, mette allegria, non ho neanche tanta voglia di farvi il solito elenco di riconoscimenti, in questi casi lo trovo riduttivo, troppo razionale, anche se non posso fare a meno di citare gli evidenti richiami di goudron, sottobosco, tartufi e cuoio, le note terrose, gli influssi di tabacco e ginepro, soprattutto quando a questi evidenti profumi terziari si accompagnano ancora note fruttate di prugna e ciliegia e cenni di viole passite su un manto di liquirizia. Ma lo spettacolo continua sin dal primo sorso, si rimane incantati dalla freschezza che lo sostiene magnificamente, tenendo a bada l’evoluzione e restituendo grande equilibrio, il tannino poi è pura seta, ormai del tutto integrato, e che allungo, sembra non finire mai. L’eleganza vince sulla potenza e restituisce emozioni uniche, ecco un esempio di grande armonia, nulla è fuori posto, un vino così si beve con calma, si assapora, abbinarlo al pasto è quasi secondario, non necessario, molto meglio accendere lo stereo e mettere “Someday We’ll All Be Free” nell’esecuzione di Courtney Pine al clarino basso, uno strumento straordinario e mai abbastanza apprezzato, e Zoe Rahman al piano. Ecco fatto, ora sono in totale beatitudine.

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