Barolo Otin Fiorin Piè Rupestris-Nebioli 1998

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: N/A
Data degustazione: 01/2007
Tipologia: DOCG Rosso


Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: CAPPELLANO – Azienda Agricola Cappellano Dr. Giuseppe di Orsi Emma ed Augusto Cappellano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Esistono due versioni di questo Barolo: questa, ottenuta da viti di nebbiolo con innesto americano e la Piè Franco-Michet, ottenuta da una vigna impiantata da Cappellano oltre trentanni fa di viti di nebbiolo varietà Michet a piede franco, cioé senza l’innesto americano, quindi post-fillossera, ambedue facenti comunque parte dello straordinario cru Gabutti, che Renato Ratti classificò come sottozona di prima categoria. Ovviamente la versione Rupestris risulta leggermente inferiore, ma le impressioni sono decisamente molto positive. Mentre verso il vino nel calice e osservo il suo bellissimo colore granato con venature fumé, sfiora i miei sensi un bellissimo profumo di viola, appena appassita; lascio riposare qualche minuto il vino nell’ampio ballon e aspetto pazientemente che si ossigeni. Intanto noto con piacere la totale assenza di odori sgradevoli determinati dal tempo di chiusura in bottiglia, poi, dopo parecchi minuti durante i quali divento sempre più impaziente, accosto il mio ingombrante naso al calice e inspiro senza forzare. La prugna e la liquirizia arrivano per prime, c’è una grande morbidezza nei profumi, quasi una sottile dolcezza, infine arriva la speziatura, noce moscata e ginepro, ma c’è anche il sottobosco, le foglie che si legano al muschio e ai funghi, il tabacco biondo, una vena di goudron; agitando il calice il ginepro diventa più deciso e progredisce verso il chiodo di garofano, e potremmo andare avanti a lungo con le sensazioni… Assaggio, un sorso abbondante, lascio che avvolga completamente le pareti della bocca, poi deglutisco contro ogni regola, i vini di Baldo non si sputano! E ho fatto bene. Che sensazione, quasi sensuale, i tannini sono dolci ma non ingannevolmente femminei, sono decisi eppur rispettosi, marcano il territorio ma senza apporre barriere ai sensi, così ritornano la prugna e la liquirizia, le note eteree, la ciliegia sotto spirito, e c’è una bella freschezza che lascia le papille come elettrizzate e incredibilmente sensibili, le percezioni sono tattili, lunga la persistenza, inevitabile assaporarne ancora.

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