Barolo Otin Fiorin Piè Rupestris 2007

Degustatore: Barbara Brandoli Valutazione: N/A
Data degustazione: 03/2013


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: CAPPELLANO – Azienda Agricola Cappellano Dr. Giuseppe di Orsi Emma ed Augusto Cappellano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Si deve riconoscere la giusta minorità delle arti nella complessità sempre più tragica del mondo. Dare importanza all’arte è vergognoso, se la si intende come desiderio di preminenza, di “visibilità” mediatica. Forse può non esserlo se attraverso l’arte, anche attraverso l’arte, si cerca di capire perché si è giunti a questa “condizione umana”. (Giuliano Mesa) Quanti colori può avere l’anima di un vino? Dietro a quali trasparenze possiamo scorgere il paesaggio di Serralunga d’Alba e attraverso quali profumi dobbiamo renderci conto di dove siamo e della meraviglia che abbiamo davanti agli occhi e oltre. La neve si scioglie, “Sì, ancora la neve” direbbe Zanzotto, che sul manto bianco non scrisse solo una poesia ma ne fece un canto da poterci quasi sentire l’odore. E la nebbiolina, fine, fina, davanti alla cantina di Augusto Cappellano che l’avvolge come una morbidissima coperta a fare il suo unico e dolcemente rivendicato lavoro: tenere caldo, trattenere l’esperienza. Passare lassù, dove esiste (sì, esiste davvero) la vigna Gabutti, quella amata da Teobaldo e oggi custodita da Augusto, non è un semplice mettere un piede dopo l’altro ma è un vero e proprio cammino nel solco del territorio che diventa tradizione e memoria. E le mie scarpe sono più piccine e in quelle orme ci posso perfino ballare, fino a che la danza s’incontra con la musica che solo il vento sa far risuonare tra le foglie. Ecco che allora si può assistere all’unione degli elementi, è così che a Gabutti il cielo incontra la terra e l’uomo si può finalmente incamminare verso la cantina con quel passo saggio che solo la natura può insegnare. E’ così semplice capire che ad Augusto non interessa solo liberare il vino dalla schiavitù di un alienante processo industriale ma innalzare con esso l’uomo, portare cioè le coscienze ad una riflessione più profonda, qualcosa che ha a che fare con un mondo più giusto e solidale. La bellezza di questa collina anarchica è anche questo, è il significato che viene dato alla terra vissuta come un dono, un respiro vitale nell’espressione del gesto tra il naturale e il culturale che apre un dialogo costante. Il barolo Piè Rupestris 2007 di Cappellano è l’emblema di questa terra, un vino maschio che esprime la sua naturalezza all’interno di note terrose e di piccole violette. Il rabarbaro e la china come a rappresentare un coro che s’innalza sulle erbe di montagna a far la voce grossa mentre, più che un sussurro rilascia l’emozione della rosa rossa appassita e dei profumi terziari che invadono i sensi in un gioco di esposizione e sottrazione, un chiaroscuro che è specchio di una vitalità scalpitante, la tradizione che incontra l’etereo e se ne innamora. Ci sono piccole nubi sul cielo di Serralunga d’Alba, il sole sembra voler asciugare il terreno e quel sottile fiato di vento che scende dalla collina porta con sé le note balsamiche danzanti da quell’avamposto che è Gabutti. Avvicino il bicchiere alle labbra e tutto torna, il cerchio si chiude. La persistenza e la lunghezza del sorso si abbandonano al palato che diventa emblema di una coerenza tra il frutto e le spezie, mostrando tutta la sua meravigliosa architettura e la sua misurata eleganza.

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