Barolo Monprivato Ca d’Morissio Riserva 1997

Degustatore: Franco Ziliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2016


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: N/A
Produttore: MASCARELLO GIUSEPPE E FIGLIO – Azienda Agricola G. Mascarello e Figlio
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Per me, voglio dirlo subito, è stato in assoluto uno dei più grandi assaggi, uno dei migliori vini degustati (e dire che ne ho assaggiati tanti…) nel corso di questo 2005. Lo so bene che è un vino quasi virtuale, prodotto in meno di tremila esemplari, e che il suo costo, ben superiore ai 100 euro, in enoteca, lo rende giocoforza patrimonio esclusivo di pochi…Ma la qualità è tale, ed é apparsa così chiara, per mia fortuna in più occasioni d’assaggio in cantina (ultima delle quali con un gruppo di amici gourmand della Borgogna), che di questo vino non posso davvero non scriverne. E non solo per il legame di forte stima, e di vera amicizia, che mi lega a Mauro Mascarello, una delle più belle figure di vignaiolo di Langa, e alla sua famiglia, dalla moglie Maria Teresa al figlio Giuseppe, che rappresenta la nuova generazione, il futuro di questa bella casa vinicola. Cà D’Morissio, come si legge dettagliatamente sul sito Internet (http://www.mascarello1881.com) dell’azienda “è una selezione massale avviata agli inizi degli anni Ottanta su un vecchio clone di Nebbiolo, varietà Michét, esistente all’interno del vigneto Monprivato, a sua volta derivante da una precedente selezione”, operata da Giuseppe Mascarello, alla fine degli anni 1950, su un clone di Michét piantato dal nonno Maurizio nei primi anni Venti. In altre parole uno speciale “clone di Michét lungamente acclimatato nel particolare terroir e microclima del vigneto Monprivato, grazie ad una permanenza in loco di oltre mezzo secolo. Il particolare nome del vino, come racconta Mauro Mascarello, è una dedica “a mio nonno Maurizio, “Morissio” in piemontese, che per primo intuì la grande vocazione qualitativa del vigneto Monprivato e volle acquistarne una parte, iniziando la produzione già nel 1904, ed ebbe l’ispirazione di piantare questo clone di Michét. Per contraddistinguere questa selezione massale di Barolo Monprivato, ho utilizzato il nome della “Cascina Mascarello” così come risulta dal Foglio IV di Mappa Catastale, Particella 99, del Comune di Castiglione Falletto, nel dialetto piemontese “Cà d’Morissio”, così come è usato nella tradizione orale di Castiglione Falletto”. Da questa particolare selezione di vigneto e di uve, raccolte verso la metà di ottobre, fatte fermentare con metodo tradizionale a cappello emerso per 25 giorni, e sottoposte ad un affinamento, in botti di rovere di Slavonia di media capacità, di circa 45 mesi, con imbottigliamento a sei anni dalla vendemmia, e commercializzazione solo nel corso del 2005, Mauro Mascarello ha ottenuto un vino assolutamente speciale. Speciale per la qualità intrinseca, indiscutibile, del vino, che avrebbe dovuto suscitare ben altre attenzioni da parte delle guide, sempre così sollecite a premiare Barolo di qualità ben inferiore a questa, ma proposti da aziende molto più attente alle pubbliche relazioni… Ma speciale anche perché rappresentativo di uno stile nettamente diverso da quello, basato sull’eleganza assoluta, sulla finezza, su una capacità straordinaria di emergere alla distanza e sull’essere quindi meno espressivi da giovani, che siamo soliti riconoscere ai Barolo (il Monprivato, ma anche il Bricco, il Villero, il Santo Stefano di Perno), prodotti da questo “ultimo dei mohicani” con cantina in un’incredibile antica ghiacciaia a Monchiero. Questo Monprivato riserva Cà D’Morissio 1997, sicuramente uno dei più grandi Barolo mai prodotto da Mauro Mascarello, abbina difatti alla consueta eleganza, ad una gamma aromatica ricchissima di sfumature (tabacco, pelliccia, rabarbaro, amaretto, prugna sotto spirito, liquirizia nera, alloro, accenni animali e carnosi, sfumature minerali e di polvere da sparo) e alla finezza vellutata dei tannini, come perfetta espressione di un’annata particolare, e calda, come il 1997, una pienezza, una dolcezza di frutto, una larghezza straordinari ed un impatto forte ed immediato, godibilissimo, al gusto. Un vino fitto, potente, ampio, consistente, quasi grasso, carnoso, fleshy, direbbero gli inglesi, estremamente ricco e goloso, che già magnifico da bere ora, appare destinato ad una lunga durata nel tempo. Se si avrà il coraggio, una volta aggiudicatesene una o più bottiglie, di non stapparle e di lasciarle pazientemente maturare (trattandosi di un Monprivato e sapendo di poter contare su un Barolo fondista, da maratona, da lunga distanza: ricordo un 1978 bevuto e goduto tre anni fa, assolutamente stre-pi-to-so!) nel buio e nella pace delle vostre cantine. Di una cosa sono certo: che tra Natale e San Silvestro (quando mi troverò in compagnia di un altro grande amico del Barolo vero, e dei vini di Mascarello, come Giorgio Rinaldi, sommelier sopraffino in quel di Como) una di queste bottiglie non mancherò di “sacrificarla”. E sarà, di certo, una grande festa. Di quelle che solo i grandissimi vini ed i grandi Barolo, sanno regalare… Tanti cari auguri a tutti!

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