Barolo Monfortino Riserva 1990

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2002


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: CONTERNO GIACOMO – Azienda Vitivinicola Giacomo Conterno di Giovanni Conterno
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Pensatela come volete, godetevi i supertuscan, i merlot della Campania, i bordolesi siciliani, i vini superpompati e superconcentrati, potenti, mastodontici, pesanti, obesi, esplosioni marmellatose e sciroppose. Peggio per voi. E vogliamo parlare delle nuove generazioni di Barbera e Barolo? No, mi sembra del tutto inutile. Ciascuno ha i suoi gusti e le sue preferenze, condizionati o meno dai media enogastronomici. Certi vini, tanto decantati, devono piacere per forza, altrimenti non sei un vero amatore, sei solo un povero imbecille. E così vediamo lievitare i prezzi dei vari “…caia”, dei Masseto, dei Kurni eccetera eccetera. E il Monfortino? Il Barolo della tradizione? Con il suo colore granato, oggi verrebbe da punirlo per il suo aspetto piuttosto scarico (che strano eh?, eppure si tratta di nebbiolo, quello vero, quello con pochi antociani!), e chi lo cerca più. Potenza della moda, un inno all’ignoranza, al consumo senza anima. Non importa, ora questo grande Barolo è qui, davanti a noi, pronto per essere degustato, percepito e forse amato, come si può amare qualcosa che è al di fuori di ogni tempo, che rasenta l’immortalità di una sonata di Beethoven, lo spessore di un quadro di Rembrandt. Lo abbiamo versato in un bel calice di cristallo per le occasioni speciali, rigorosamente per grandi Barolo. Prima ancora di avvicinarlo al naso, abbiamo percepito i primi accenni odorosi, accattivanti e straordinariamente puliti (nonostante i dodici anni dalla vendemmia e la lunga permanenza in bottiglia); sono bastati pochi minuti di ossigenazione e il vino si mostra in ottima forma, con profumi di frutta rossa, sottobosco, liquirizia, note di rara eleganza, primi accenni di goudron, cenere, il tutto incredibilmente in armonia. Il bouquet è complesso, etereo, ancora in formazione, ma già affascinante e di eccellente qualità. Lo portiamo alle labbra, impastiamo la bocca con il primo sorso, cercando di cogliere tutte le possibili sfumature; con grande stupore notiamo un’astringenza contenutissima, tannini quasi morbidi, vellutati, setosi, ma poi ci ricordiamo che questa è un’annata eccezionale, che come tutte le grandi annate riesce a dare il meglio, quindi anche tannini ben maturati e in grado di polimerizzare senza bisogno di decenni di affinamento. L’impatto è di grande ampiezza, c’è ancora un ottimo apporto acido e sapido, le pareti del cavo orale restano pulite, ma con la perfetta sensazione del frutto maturo, la prugna, la liquirizia, il tabacco e una punta di cuoio. Persistenza da manuale, lunghissima, profonda, tutti i sensori retrolfattivi sono in pieno godimento. Questo vino, fra dieci anni sarà ancora più buono, immenso, perfetto. Ci dispiace per tutti coloro che non hanno avuto l’accortezza o la possibilità di riservarsene qualche preziosa bottiglia. Il prezzo era sicuramente elevato (attorno alle 200 mila lire), ma assolutamente onesto per un Barolo di questa levatura.

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