Barolo Chinato

Degustatore: Barbara Brandoli Valutazione: N/A
Data degustazione: 04/2010


Tipologia: Vdt rosso dolce
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 17,5 %
Produttore: CAPPELLANO – Azienda Agricola Cappellano Dr. Giuseppe di Orsi Emma ed Augusto Cappellano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Barolo Chinato di Cappellano: La ricostruzione del silenzio… Temo l’uomo di poche parole – temo un uomo che tace – l’arringatore – posso superarlo – il chiacchierone – posso intrattenerlo – ma colui che pondera mentre gli altri spendono tutto ciò che hanno – di quest’uomo diffido – temo ch’egli sia grande. (Emily Dickinson) Da un po’ di giorni ho davanti una bottiglia di Barolo Chinato di Cappellano, l’ho aperta per degustarla e per scriverne ma c’era sempre qualcosa che mi fermava, qualcosa di urgente da fare, rispondere a un’email, fare delle telefonate, incontrare persone…Non ho potuto fare a meno di notare che quella stessa bottiglia, con la sua inconfondibile etichetta blu, non aveva fretta, mi stava aspettando, come se stesse usando una forma di linguaggio alternativo che non siamo più abituati ad ascoltare: il silenzio. Ed è così che comincia questo viaggio attraverso il Barolo e le spezie, un percorso fatto di partenze e fermate, di andate e ritorni ma, soprattutto, di intense pause che esistono nel momento stesso che noi attribuiamo al silenzio il significato d’arte. Una pace profonda che inizia nell’istante che avvicino il bicchiere al naso, è come entrare a piedi nudi in un negozio di spezie, percepire che la bellezza assorbe tutti i nostri sensi, l’olfatto proietta immediatamente al cervello immagini che si susseguono una dopo l’altra come in un film muto. In questo silenzio c’è una grandissima comunicazione, l’emozione, la percezione dell’autorevolezza dell’interlocutore, l’ascolto, l’eleganza e naturalmente il ritmo. Un vino si può rivelare attraverso il silenzio solamente quando è assolutamente in grado di parlare, allora il tacere non è più l’assenza di comunicazione ma è l’espandersi della stessa. La china, il rabarbaro, la genziana, il cardamomo, la cannella, i chiodi di garofano, l’anima di queste spezie si è fusa con il Barolo, si sono donati reciprocamente. Questo scambio di aromi è in continua evoluzione, sia al naso che in bocca, si percepiscono alternativamente le note amare e quelle dolci e ogni volta in sequenza diversa. Un vino, il Barolo Chinato di Cappellano, che disorienta, che non segna strade o percorsi ma che lascia al degustatore la possibilità di crearne una sua. Profondissimo e avvolgente il sorso, talmente persistente da poter sostenere l’abbinamento al cioccolato fondente ma anche così inafferrabile e sfuggente che trova la sua perfetta dimensione bevuto in solitudine. La solitudine del silenzio che si espande e diventa parola, verbo e raggiunge il cuore, tocca la parte più intima dove hanno sede le passioni e riesce ad aprire un dialogo costante che parte dal passato, che racconta una storia di uomini, di generazioni, di esperienze. Il silenzioso segreto della ricetta con la selezione e le dosi delle spezie che si tramanda dal 1895 da padre in figlio, una tradizione e un segno fatto di gesti, di sguardi, di mani sapienti e di lunghe attese. Ora questo segreto è custodito da Augusto Cappellano, la bottiglia che ho davanti è frutto del suo lavoro, imbottigliata da pochi mesi ma già così austera, già con le rughe sul volto, quelle di un uomo che ti accoglie con pazienza nella sua casa, ti versa un bicchiere del suo Barolo Chinato e ti spiazza con la sua grande semplicità. Con Augusto non so mai se è lui a raccontarmi una storia, se è il suo vino o se sono io che parlo e lui ascolta…Nel dubbio, sorseggio ancora un po’ del Barolo Chinato che ho nel bicchiere e m’interrogo sui segreti, non soltanto sulla ricetta delle spezie, mi chiedo quante generazioni dovranno passare prima di restituire al nostro tempo uno spiraglio di speranza, quanta distanza ci sia tra il rumore e il silenzio, quanta energia e determinazione sia necessaria per decidere di fermarsi ad ascoltare un vino o un uomo con la semplice consapevolezza che ci sia ancora e sempre qualcosa da imparare. Come sempre rispettiamo la volontà del caro Baldo di non mettere alcuna valutazione, in chiocciole o in centesimi, le parole bastano da sole a far capire se il vino è apprezzato o meno (ndr).

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