Barolo Bricco Sarmassa 2003

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2010


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 15 %
Produttore: BREZZA – Azienda Agricola Giacomo Brezza & Figli
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Il Bricco Sarmassa di Oreste ed Enzo Brezza è una sicurezza, un vino che difficilmente passa inosservato, complesso, profondo, di grande fascino, longevo. Proviene da un vigneto situato nel comune di Barolo ma confinante con La Morra, proprio in quella fascia di terra costituita principalmente dalle marne fossili di Sant’Agata, che sono composte da limo, sabbia e argilla, terreno ideale per le annate siccitose, proprio perché in grado di trattenere l’umidità più a lungo. E certamente l’annata 2003 è stata un’annata che ha stressato molto la vite, facendo pagare un duro prezzo soprattutto alle piante più giovani, con un apparato radicale ancora troppo modesto per essere in grado di andare a pescare l’acqua in profondità. Nei due ettari e mezzo di proprietà della famiglia Brezza le piante più giovani hanno già superato i dieci anni, ma ci sono anche i “vecchi” ceppi, che arrivano a oltre 60 anni. Da questo millesimo sono state ricavate 3.100 bottiglie, di cui quella in mio possesso è la n. 1431. Lunghe macerazioni e maturazione in botti di rovere di Slavonia da 30 ettolitri. Non ci vuole grande esperienza per capire che dentro al calice c’è un grande nebbiolo, il patrimonio espressivo non lascia dubbi, sin dal colore granato luminoso e con quella trasparenza che costituisce uno dei riferimenti del vitigno. All’olfatto colpisce subito per il perfetto contenimento della spinta alcolica (siamo sui 15 gradi) e per la quasi totale assenza di quei toni evoluti e a volte cotti che, purtroppo, sono stati rilevati in molti vini di quell’annata, testimonianza dell’ottima cernita effettuata prima di iniziare la vinificazione e conferma delle qualità del Bricco. Impressiona la nota di viola macerata e foglie secche, ciliegia matura, tanta liquirizia, sfumature di timo, china e pepe bianco, poi ginepro e noce moscata. Al palato riesce a mostrare eleganza nonostante la potenza alcolica, magistralmente “trattenuta”, tanto da avere una moderata percezione di calore, c’è un’ottima polpa, grande succosità, soprattutto freschezza e un tannino di fattura quasi perfetta. Si mantiene saldo a centro bocca, con un finale lungo che ripropone i toni della liquirizia e della ciliegia.

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